Cliccando sulle righe orizzontali in alto a sinistra si naviga nel sito. Troviamo Cantelli musicista, commenti sull'attualità e  Cantelli politico nella sua autobiografia intitolata: "Per non disperdere il senso dell'impegno politico nella D.C. di Budrio" 

11 ottobre 2021

Compete alla Magistratura non al Parlamento applicare la Legge

 

La politica condanni quanto avvenuto a Roma con la violazione della sede nazionale della CGIL e il tentativo di assalto al Parlamento e si esprima sull'adeguatezza del servizio d'ordine

Stranamente mi trovo in accordo con Salvini che nel prendere le distanze dai fatti esecrabili ha dichiarato che non spetta al Parlamento lo scioglimento di “forza nuova” perchè, aggiungo io, spetta alla Magistratura farlo in applicazione della legge Scelba, (formalmente legge 20 giugno 1952, n. 645), varata in attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana che, tra l'altro, introdusse il reato di apologia del fascismo e della successiva legge Mancino.

       La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della Repubblica hanno
approvato;

                             IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

                                              PROMULGA

la seguente legge:
                               Art. 1.
          (Riorganizzazione del disciolto partito fascista)

  Ai  fini  della XII disposizione transitoria e finale (comma primo)della  Costituzione,  si  ha riorganizzazione  del disciolto partitofascista  quando  una  associazione o un movimento persegue finalita'antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o  usando la violenza quale metodo di lotta politico o propugnando la soppressione delle liberta' garantite dalla Costituzione o denigrandola  democrazia, le  sue  istituzioni  e  i valori della Resistenza osvolgendo propaganda  razzista, ovvero rivolge la sua attivita' alla esaltazione  di  esponenti,  principii,  fatti  e metodi propri del predetto  partito  o  compie  manifestazioni esteriori di carattere fascista.

La fattispecie, oltre che dalla Legge Scelba, è regolata anche dalla Legge Mancino del 1993, che all’articolo 2 punisce “chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali” di organizzazioni, associazioni o movimenti “aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

IL PROBLEMA DELLA NORMA

La Legge Scelba vieta la “riorganizzazione del disciolto partito fascista” e prevede multa e reclusione in caso di violazione della norma, la cui applicazione viene preferita a quella della Legge Mancino, considerata meno specifica. Entrambe le leggi, tuttavia, devono contemperare il diritto costituzionalmente garantito alla libertà di pensiero, che può essere compresso solo in nome di un’urgenza che la Corte costituzionale nella sentenza 74 del 1958 ha individuato nel “concreto pericolo per l’ordinamento democratico”.

Al giudice è dunque affidata la discrezionalità nello stabilire quanto il pericolo sia effettivamente concreto, una prerogativa che la Cassazione ha fin qui interpretato seguendo due orientamenti differenti. Il primo sottolinea il carattere pubblico della manifestazione tipica del disciolto partito fascista, sanzionando la volontà di raccogliere adesioni e consensi propedeutici alla sua ricostituzione, mentre il secondo – più restrittivo rispetto alla norma – assegna la priorità all’articolo 21 della Costituzione, scegliendo di non punire le manifestazioni, anche pubbliche, di carattere commemorativo.

Il deputato del Partito democratico Emanuele Fiano nel 2017 ha provato ad aggirare tale discrezionalità proponendo un disegno di legge che introducesse il reato di “propaganda del regime fascista e nazista”, ma il tentativo è naufragato con il termine della scorsa legislatura, anche in seguito alla dura opposizione del Movimento 5 stelle, che in commissione Affari costituzionali aveva definito il provvedimento “sostanzialmente liberticida”.

 

Quando il comunista Togliatti convinse i Costituenti a non esagerare sui reati di opinione fascista

Nell’assemblea Costituente, riunita quando la caduta di Mussolini era ancora recentissima, il segretario del Pci Palmiro Togliatti convinse gli altri leader democratici che andava vietata la riorganizzazione del partito fascista, ma facendo attenzione a circoscrivere i reati di opinione a casi gravissimi. Lo spirito di quella norma ha vissuto per quasi 70 anni, durante i quali sono state ammesse e mai perseguite nè il semplice elogio del regime ma neppure le manifestazioni più esteriori di nostalgia, proprio quelle che in queste ore sono invece in discussione in Parlamento.Il dibattito in corso in Parlamento e nel Paese ma anche la giurisprudenza di quasi 70 anni si basano tutte proprio sulla XII Disposizione transitoria e finale della Cositutuzione, secondo le quali «è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». Nel dibattito che precedette l’approvazione del dispositivo fu decisivo fu l’intervento del segretario del Pci Palmiro Togliatti, che convinse gli altri padri costituenti – personalità come Dossetti, Moro, Calamandrei, Basso e leader come De Gasperi e Nenni – a non esagerare nei divieti. Togliatti chiese di «non formulare un articolo che possa fornire pretesto a misure antidemocratiche, prestandosi ad interpretazioni diverse». Spiegando: «Se in Italia nascesse domani movimento nuovo, anarchico, lo si dovrebbe combattere sul terreno della competizione politica democratica, convincendo gli aderenti al movimento della falsità delle loro idee, ma non si potrà negargli il diritto di esistere e di svilupparsi, solo perché si rifiutano alcuni dei loro principî». E propose di circoscrivere il divieto ad una fattispecie molto precisa: la ricostituzione del partito fascista, ma quello che «prese corpo in Italia dal 1919 fino al 25 luglio 1943».Anche la successiva legge Scelba, del 1952, quella che istituì il reato di <apologia del fascismo> fu attenta a circoscrivere l’intervento della magistratura. Tanto è vero che la Corte Costituzionale, chiamata ad intervenire, segnalò che il reato si configura allorquando l’apologia non consista in una mera “difesa elogiativa”, bensì in una «esaltazione tale da potere condurre alla riorganizzazione del partito fascista», cioè in una «istigazione indiretta a commettere un fatto rivolto alla detta riorganizzazione e a tal fine idoneo ed efficiente». Il combinato disposto di norme costituzionali e ordinarie ben calibrate, l’“esempio” della democrazia, la configurazione solo episodicamente eversiva dei movimenti neofascisti per 70 anni hanno sconsigliato l’intervento legislativo che toccasse i reati di opinione relativi a quella ideologia. Ora la svolta?

Quali comportamenti rientreranno nella applicazione di un provvedimento di Legge che,anche in vista delle prossime manifestazioni di violenza a fini eversivi , stando alle stesse preoccupazioni del leader del PCI Togliatti, non può essere circoscritto a una sola matrice politica ?

 



ottobre 2021

Quale l'orientamento politico dei cattolici di centro ?

 

I risultati elettorali evidenziano problemi all'interno del centrodestra come nel centrosinistra.

 

Segnali ne sono il sorpasso di fratelli d'Italia sulla Lega e la disfatta di Cinque Stelle a favore del PD. Per quanto riguarda il versante di centrodestra che comunque ha raggiunto il ballottaggio a Roma, Torino e Trieste, sarebbe del tutto superficiale la adduzione di problemi esclusivamente tecnici quali la scelta di candidati a ridosso della campagna elettorale quando il problema è squisitamente politico.

 

Certamente ci sarà chi sostiene che che la Lega sia stata penalizzata dalla partecipazione al Governo che ne ha attenuato i toni sui problemi dell'accoglienza dei migranti e dell'obbligo vacinale cavalcati invece da Fratelli d'Italia unico partito di opposizione.

 

Il mio parere invece è che nello schieramento di centrodestra , con la progressiva perdita della capacità attrattiva di Berlusconi, è venuta a diminuire quell'area di centro che non si riconosce nelle note caratteristiche della fisionomia degli alleati.

 

Le mie non sono le considerazioni di chi dai risultati dei comuni vinti dal centrosinistra ne scarica le responsabilità sulle altre forze politiche della alleanza, ma sono le considerazioni di chi , lungo tutto il percorso segnato con le posizioni da sempre espresse nel suo sito sito internet non ha mancato l'occasione di evidenziare il tentativo della sinistra cattolica di occupare il vuoto lasciato dalla DC,e il fallimento della strategia dello stesso Magistero che lo vede svolgere direttamente quel ruolo politico in altri tempi prevalentemente riconosciuto a una formazione laica ispirata alla dottrina sociale cristiana.

 

Piaccia o non piaccia questa è la strategia con la quale il PD può vantare di essere la città più progressista d'Italia potendo contare sull'appoggio della sinistra cattolica e di tutti coloro che con essa fanno parte del sistema masso-tecnocratico di cui nessuno, anche in queste elezioni ha avuto l'ardire di visitare i meccanismi di potere. E' così che mentre il centrodestra contava sulla forza di attrazione dei suoi leader, le loro stesse caratteristiche siano state utilizzate per giustificare una propensione elettorale verso una sinistra , pronta all'accoglienza dei profughi e alle vaccinazioni antivirus che imperterrita, scavalcando quelli che un tempo venivano definiti valori non negoziabili , sul piano legislativo sta perseguendo tutti gli obbiettivi di un progressismo senza limiti.

 

Se non si avrà la volontà di risvegliare le coscienze di coloro che non hanno avvertito il dovere di andare a votare casomai credendo così di manifestare il proprio disgusto o dissenso verso l'intero panorama politico, dai risultati di Bologna ,in particolare dalle preferenze ai candidati, emerge la tacita delega del Magistero al PD , quella delega politica per la quale esso non vuole ammettere la necessità della presenza di una nuova formazione politica dei cattolici in grado di misurarsi con la dovuta attenzione con le analisi e le proposte contenute nei documenti dell'attuale pontificato.

5/10/1921

 

 

 


26 settembre 2021

 

I Cattolici fra riformismo liberaldemocratico e i rischi di nuove esperienze autoritarie .

 

L'AMORE NON BASTA

 

E' il titolo di un libro di don Luigi Ciotti sulla sua esperienza di prete di strada, la parrocchia cui, per sua espressa richiesta , venne assegnato da chi lo aveva ordinato sacerdote, Pellegrino il cardinale arcivescovo di Torino che lui chiama padre avendolo avuto come sostegno spirituale e protettore delle sue iniziative all'interno delle diverse manifestazioni di povertà che” la società civile” cataloga devianze e spesso conosce dalle notizie in cronaca che finiscono per far prevalere le ragioni di esclusioni su quelle della solidarietà umana.

Il libro particolarmente attraverso il ricordo di vicende significative della presenza del Gruppo Abele in soccorso degli ultimi e l'esperienza di Libera contro le mafie ci conduce nella realtà attuale che,dice l'autore, la classe politica non ha mai voluto o saputo affrontare all'origine a causa della capacità penetrativa della corruzione e delle colpevoli negligenze ,nell'indifferenza e bell'inerzia di una massa acritica e consumatrice , piegata agli idoli del mercato.

Pagine di cronaca nera senza accompagnare i crimini di cui si sono resi protagonisti gli autori, per non attenuare il significato delle conseguenze spesso irreparabili sulle vittime, senza ricostruzione dei percorsi che hanno condotto i responsabili a commetterli che pure li hanno resi vittime delle diversità presenti fin dalla la nascita: le insufficienze fisiche, psichiche, economiche e familiari , il più delle volte concorrenti nelle derive e fragilità umane .

Temi enormi, dice l'autore sui quali <<ti sembra di aver fatto la tua parte , ti senti nel giusto,in pace con te stesso, e in regoola col mondo come quello dell'eguaglianza dei diritti, della sostenibilità ambientale ,dell'immigrazione o del contrasto alla corruzione e alle mafie , che richiedono cambiamenti radicali nella mantalità e nello stile di vita delle persone ,...questioni cruciali sulle quali<<non abbiamo mai smesso di volerci entrare anche fisicamente, di scendere in strada guardandoci negli occhi, prendendoci per mano e “sporcandoci “le mani>>.

Così è nata questa storia di tante storie, di tanti incontri, di tante fatiche ma anche di tante speranze>>.

E' di questa storia di tante storie anche tragiche e tutte toccanti la sensibilità del lettore che io avverto il dovere di ringraziarne chi certamente ricordandole ha riprovato i sentimenti di un vissuto fatto anche di amarezze e delusioni ma soprattutto di quell'amore fraterno col quale le iniziative svolte dalle organizzazioni nessuna delle quali porta nella sigla un battesimo religoso. La stessa denominazione derl Gruppo Abele, che ha costituito il primo impegno di don Ciotti a favore dei tossicodipendenti , pur di derivazione evengelica, e da intendersi il più appropriata denominazione per un immediato richiamo alla fraternità che supera ogni distinzione di ceto, di fede, di ideologia.

Fraternità è il sentimento col quale i volontari si accompagnamo a tutte le manifestazioni della umana povertà per favorire una volontaria risalita dalle situazioni di degrado per il reinserimento nella comunità rispetto alla quale è avvenuta l'emarginazione sociale senza alcuna pretesa pedagogica.

La concezione di papa Francesco di interventi sociali improntati alla fraternità”erga omnes” pertanto è stata accolta come una benedizione di quanto già era nell'anima delle associazioni di volontariato opermti nelle molteplici manifestazioni della umana povertà , lo stesso spirito col quale vengono instaurati nei rapporti con la pluralità di organismi associativi che si occupano delle situazioni di disagio per svolgere soprattutto una funzione di prevenzione scevra da qualunque pregiudizio possa inficiare il rapporto di umana solidarietà.

Da questa impostazione nasce la distanza da quello che è divenuto<<un ideale cosiddetto “sovranista” che presuppone la superiorità della “nostra cultura”.<<L'odio verso lo straniero è diventato un nuovo collante sociale....Dinamiche che aimmè dovremmo conoscere bene, così come gli esiti cui portano.E che pure abbiamo lasciato montare, per anni, indisturbate senza avere la forza di contrappolrvi visioni totalmente altre>>.

<<“Le nostre tradizioni”,” la nostra libertà”, il nostro stile di vita” -Dietro queste espressioni si cela in realtà la difesa di qualcosa che è molto più materiale, un'evidente supremazia economica, un livello di benessere maturato non solo maturato grazie al celebratissimo spirito imprenditoriale degli europei, ma anche, negli ultimi decenni, calpestando i diritti e distruggendo le risorse naturali di altri popoli.....>>.

E' nel paragrafo<<Saldare il cielo e la terra>> che don Ciotti definisce la dimensione religiosa del problema e lo fa riportando il brano dell'Evangelii  Gaudium in cui papa Francesco affermando che la religione non deve limitarsi all'ambito privato e che esiste solo per per preparare le anime per il cielo ha posto le basi del suo Pontificato.<<Una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo>>......<<La fede è un cammino arduo se viene vissuta come una ricerca e non come un rifugio, un fatto acquisito. Come un cercare Dio per andare incontro alle persone, accoglierle, sostenerle, denunciare le ingiustizie, di cui sono vittime :Come un guardare il cielo senza dimenticare le responsabilità a cui ci chiama la terra>>.........<<Ecco, la responsabilità è la risposta che ci chiede lo sguardo dell'altro, soprattutto quando è uno sguardo impaurito e disperato, una muta invocazione d'aiuto. Ma la responsabilità è anche la più alta declinazione della libertà perchè si è liberi con e per gli altri, non contro o a scapito loro, e privata di responsabilità la libertà si degrada ad arbitrio, sopraffazione e abuso, effetti evidenti del “liberismo” imperante. Lo stesso degrado rischia di subire in quest'epoca d'indifferenza” globalizzata” -come la definisce Francesco- la parola “amore”. Nella società dell'io l'amore rischia di diventare un idolo, tanto celebrato a parole quanto calpestato nei fatti........>>.

Quale la proposta politica di don Ciotti?

<<Occorre allora una rivoluzione culturale, una trasformazione profonda della società: Occorre una politica che che si impegni a risanare democrazie malate di ingiustizia e di disuguaglianza: Occorre una rieducazione collettiva alla corresponsabilità e alla condivisione: Ecco perché, anche come Libera, continuiamo a lavorare sul piano educativo soprattutto attraverso i progetti di formazione che fin dall'inizio hanno caratterizzato il nostro cammino>>.

Quanto sopra riportato , per mia scelta, del prezioso libro di don Ciotti, che per quanto mi riguarda ha soprattutto il merito di condurci all'interno delle tante povertà, conosciute come problemi da affrontare a livello istituzionale mentre lui e i volontari delle associazioni da lui fondate continuano ad occuparsene incessantemente dall'interno .

Questo è quanto mi conduce a un esame di coscienza sulla coerenza del mio impegno e della validità di una visione di molteplicità di vocazioni e di opzioni all'impegno sociale di fronte alle emergenze che il progresso delle telecomunicazione ci rendono “prossimo” quanti ,per il progressi delle telecomunicazioni non posso più dire che non sò dove e, come e perché si trovino nelle aree di guerra e di sottosviluppo dalle quali non hanno altre scelte dei una emigrazione lungo percorsi accidentati dalle vessazioni di organizzazioni malavitose con diramazioni internazionali in campi di raccolta trasformati in odierni lager.

Emergenze che viste nel loro complesso,per stessa ammissione dell'autore, richiedono innanzittutto una rivoluzione culturale necessaria a garantire condizioni di vita umanamente dignitose ai tanti esclusi da un sistema economico liberista esasperato dalla mondializzazione dei mercati , che della moltiplicazione dei bisogni di uno sfrenato consumismo ha fatto la condizione di uno sviluppo tecnico senza limiti..

Quanto esposto , che per stessa ammissione di don Ciotti non consente semplificazioni , a mio modesto avviso sconvolge le tradizionali distinzioni della politica in centro, destra e sinistra alla quale il mondo cattolico non solo si è abituato, ma si è distribuito particolarmente dopo la fine della esperienza democristiana giustificando la strategia dello schieramento politico dell'attuale Magistero che non ha più ritenuto di rilasciare deleghe politiche ai laici, strategia che ho già avuto modo di definire fallimentare.

Quale altrimenti il risultato dell'attuale schieramento a sinistra che ,partito dai tempi di Dossetti considerava peggiore il sistema economico capitalista produttore di disoccupazione e scarti sociali di quello socialista della piena occupazione di i cui distingueva la presenza delle sinistre nell'esperienza del governo del CLN dalle esperienze liberticide dei regimi di riferimento sovietico?

Quale il ruolo di lievito e di sale dei cattolici nell'impasto politico attuale lunghe le vie di un progressismo che dopo l'affermato diritto alla decisione dell'inizio della vita ora raccoglie le firme per una legge che riconosca quello di deciderne la fine , quello di una riforma del diritto di famiglia che si pone l'obbiettivo della equiparazione dell'unioni civili al matrimonio per l'adozione di figli commissionati a terzi rispetto alla coppia in trepida attesa di riconoscimento?

Le questioni in discussione sono di uno spessore che supera certamente i limiti della attuale topografia politica .

Come ho già avuto occasione di ricordare ,a un amico decisamente di destra che attribuiva ai democristiani il progressivo schieramento di gran parte della sinistra religiosa e laica , risposi, che essendo anche lui cattolico, parte della responsabilità era anche sua, il problema sempre più attuale dell'accoglienza dei flussi migratori ,è un problema che dovrebbe riguardare , senza distinzione di posizione politica almeno tutti coloro coi quali ci troviamo affiancati nelle funzioni e manifestazioni religiose.

Se da quegli amici dalle posizioni di una Lega passata dall'antimeridionalismo di Bossi al nazionalismo di Salvini per toccare in competizione con i “Fratelli d'Italia” tutte le corde dell'orgoglio risentimento alla violazione dei confini della Patria prescindendo da ogni valutazione dalle ragioni e condizioni dei richiedenti asilo, mai ho mancato l'occasione di dimostrare la mia dissociazione :

Ad esso si è sempre accompagnata una puntuale critica a una pastorale che prescinde dalla considerazioni economiche del Paese necessarie a un effettiva integrazione degli immigrati nel tessuto sociale avendo sempre presente che dietro gran parte delle facciate patrimonio immobiliare, in bella vista ,vi sono mutui ipotecari che impedirebbero la conversione in danaro liquido che semplicisticamente si vorrebbe distribuito ai poveri, impegni finanziari contratti da chi poteva contare sulla sicurezza di proventi di lavoro dipendente e autonomo che la crisi ha bruscamente interrotto.

Una realtà che finisce per fare della denuncia della ostentata insensibilità della Lega che accompagna Salvini l'alibi dell'incontro della sinistra cattolica con la sinistra storica impedito dall'interclassismo e dalla la politica delle alleanze democratiche nel sistema democratico occidentale che hanno contrassegnato l'esperienza dalla Democrazia Cristiana di De Gasperi.

Quale la rivoluzione culturale ritenuta necessaria da don Ciotti per non essere ideologica e superficiale per affrontare i temi della Evangelii Gaudium che ha tracciato il percorso dell'attuale pontificato , di cui la Laudato rappresenta l'analisi delle insostenibili condizioni escluse da un progresso tecnologico foriero di sconvolgimenti epocali e,per la piena occupazione, propone rimedi che rappresentano una regressione dagli attuali sistemi produttivi in campo agricolo e industriale?

La risposta che, come cattolico, ritengo più sbagliata, sarebbe quella di disperderci nelle contrapposizione di tifosi di questa o quell'altra squadra come avveniva nei bar, quando erano affollati,o sui mezzi di trasporto che, conducevano studenti e lavoratori alle loro quotidiana destinazione, quando lo sport vedeva in campo delle qualità dei giocatori che non avevano prezzo.

Le preoccupazioni elettorali della sinistra cattolica

Quello che dovrebbe preoccupare il Magistero non è una affermazione dello schieramento di centrodestra a guida Salvini o Meloni , ma il silenzio calato progressivamente dopo il clamore dell'uscita delle esortazioni apostoliche che consente a tutti gli schieramenti di giocare delle partite i cui arbitri risiedono fuori campo, in poteri in grado di condizionare il confronto e le procedure deliberative delle istituzioni democratiche.

A consentirlo è purtroppo quella ignoranza che rende egualmente colpevoli furbi e disattenti gli uni e gli altri impegnati nei loro grandi e piccoli interessi memtre-secondo autorevoli teologi latino-americani attualmente sono a confronto l'umanesimo classico della tradizione cattolica e quello latino-americano della teologia del popolo-branca della teologia della liberazione ,culture che a mio modesto avvisomnon possono essere sovrapposte l'una all'altra come quanto avvenuto per la Libia di Gheddafi e per l'Afghanistan dei talebani sta a dimostrare che il sistema democratico non è seportabile ma deve nascere dal basso, dalla volontà popolare.

Rivoluzione culturale significa l'avvio di un processo nel quale si inseriscono le diverse anime popolari come avvenuto nelle diverse esperienze rivoluzionarie del '900 europeo, in cui sul riformismo di quelle moderate finiscono per prevalere le forze “massimaliste” in grado di governarne le diverse fasi con “commissari del popolo” per i quali i fini giustificano i mezzi, perché sarà la storia a dichiarare vincitori e vinti.

Per avviare un tale processo non basta capacità di analisi delle conseguenze di un sistema economico ingiusto sul piano sociale sull'ambiente in cui vivrà chi verrà dopo di noi, ma occorre la capacità di coagulare attorno ad essa le volontà necessarie a scongiurare la catastrofe verso la quale l'umanità è incamminata senza aprioristiche scelte di campo.

A giorni si svolgeranno le elezioni amministrative anche a Bologna dove quella che ara stata presentata da Zamagni come una nuova formazione politica, INSIEME, per affermazione di uno dei più autorevoli promotori, aveva promesso di saldare il conto con Bonaccini colpevole di non aver inserito una rappresentanza cattolica nella giunta da lui presieduta, il cui successo era da ascriversi anche all'aperto sostegno dei cattolici( gerarchia cattolica regionale del CEER in testa).

Il fatto che questo non sia avvenuto é da interpretarsi come condivisione o accettazione acritica del sistema a guida PD -per la cooptazione dei ceti medio alti- che sconfisse Guazzaloca che lo aveva inteso migliorare senza disturbare i delicati meccanismi del potere masso-tecnocratico?

Purtroppo alla denuncia del profitto fine a se stesso, che secondo il Magistero caratterizza il sistema liberaldemocratico ( di cui il Centrodestra è considerato l'espressione) si finisce per sostituire quel sistema del baratto che vede la presenza nella lista di Lepore (a titolo personale) di un autorevole esponente delle “sardine” a conferma che il mondo cattolico politicamente c'è e non c'è.

Quando i cattolici ,non solo bolognesi, si renderanno liberi dalla strategia che attualmente li vuole massa di manovra o pesci in scatola?

Nell'attuale situazione il voto ragionato dei cattolici bolognesi per raggiungere il ballottaggio dovrebbe orientarsi su BATTISTINI .

 

SUL PARTITO UNICO DI CENTRODESTRA

La aperta adesione di Berlusconi alla iniziale proposta di Salvini di un partito unico di centrodestra riapre la questione della necessità di una ricostituzione di quell'area interclassista di centro di orientamento democratico cristiano, della quale la sinistra cattolica con Dossetti dichiarò di non aver fatto mai parte, che ha una concezione del bene comune che va oltre le attuali dimensioni culturali e politiche del Cavaliere e del leader della Lega.

La creazione di un partito di cattolici di centro , già in avanzato stadio costitutivo, poi scomparso dietro gli interessi elettorali più immediati del PD, dovrebbe rappresentare l'occasione per l'attuale Magistero di dimostrare di saper scegliere fra la continuità della dell'impegno cattolico che fu del PPI di Sturzo e della DC di De Gasperi e un partito confessionale di impronta pauperista per affrontare le questioni della riforma del sistema produttivo per un nuovo sviluppo economico volto al riequilibrio dei dissesti ambientali e alla garanzia di livelli occupazionali rispettosi della dignità della persona promuovendo una legislazione riguardante il sistema retributivo fiscale e di sicurezza sociale nell' intera area europea.

 

 

 

 

 

Settembre 2021

 

LA SCELTA RELIGIOSA DI FRANCESCO D'ASSISI

FRA L'ECONOMIA DEL PROFITTO E QUELLA DELLA FRATERNITA'

 

Fra le copertine delle innumerevoli pubblicazioni all'attenzione dei cattolici subissati dai richiami alla coerenza dell'attuale pontificato e dalla immediatezza delle immagini che rendono prossimo chiunque abbia bisogno di soccorso in qualunque parte del mondo si trovi, mi ha particolarmente colpito un saggio dal titolo ”Francesco di Assisi e l'economia della fraternità” che contiene anche cose non lette prima.

Il saggio di mons. Sorrentino ha inizio rifacendosi al momento della spogliazione del giovane davanti al vescovo Guido per consegnare al padre Bernardone i denari da lui riscossi per suo conto e le ricche vesti ,scena riprodotta da Giotto e da altri pittori. L'autore lo definisce gesto profetico carico di significato religioso ma anche familiare e persino economico quando, portandosi ancora dietro il ricordo degli occhi avidi e violenti del padre per il quale il denaro era diventato un idolo, nella Regola dettata ai suoi frati, Francesco esigerà che essi abbiano una sorta di orrore per il denaro, considerandolo non più dei sassi: Dice l'autore:<<La ricchezza è ormai per Francesco una risorsa per i poveri .Va distribuita>>.

Richiamandosi al dipinto della Spogliazione nella sala del vescovado di Assisi , monsignor Sorrentino ne evidenzia la raffigurazione della trascendenza verticale e quella orizzontale.:<<Bernardone è raffigurato nella sua ira mentre porta via il suo magro bottino con lo sguardo accigliato, quasi incredulo, rivolto a quel figlio che ha scelto la libertà ; Francesco è ritratto con la testa appoggiata sulle ginocchia del vescovo, in un abbandono tenero quasi di bambino mentre Guido,(il vescovo) protende le mani nell'accoglienza e nell'abbraccio paterno. Il giovane figlio di Bernardone ,diventato d'un tratto nullatenente, privo di un focolare domestico, ha ormai nella Chiesa la sua famiglia Un povero ha bisogno di essere guardato, ma ancor più di essere capito.   Guardato negli occhi, come ama sottolineare Papa Francesco: Tanto più che i sono povertà che vanno ben oltre l'aspetto economico: le mille povertà che sono il frutto della solitudine, della disperazione, della fragilità della malattia psichica: Queste non si affrontano con una moneta, fosse anche quella di una una grande istituzione pur munifica ma priva di cuore......>>

L'autore conclude :<<Spogliandosi di tutto, Francesco decide di condividere la condizione di Cristo e, insieme la condizione dei poveri. Lo fa guardando il Bimbo di Betlemme e al Crocifisso del Golgota: Il presepe di Greggio e la croce della Verna, oltre il loro primo significato, quello mistico hanno anche un significato economico: sono un giudizio su quella grande struttura di peccato che pone i fratelli, membri della stessa famiglia umana, su due grandi fronti contrapposti: da un lato, gli accumulatori di ricchezze passeggere quanto micidiali, dall'altro, la marea di “spogliati” che vi volo una vita di inferno, se una conversione radicale dell'economia non ne riscatta la dignità e il destino. Con la spogliazione Francesco ha scelto da che parte stare>>.

<<Quelle mani di Francesco levate verso il cielo o giunte nel raccoglimento non rifiutano l'economia, ma piuttosto la rifondano, ponendola sul suo cardine etico e trascendente. In persone come lui, capaci di “scardinarsi” da sé per “incardinarsi” su Dio, tanti scartati della storia troveranno il sollievo di una economia della gratuità, della condivisione, del rispetto della loro dignità della condivisione, del rispetto della loro dignità, della custodia del creato e, tutto sommato, di un incremento della felicità non solo personale, ma collettiva. Lo sviluppo, ha scritto Benedetto XVI ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio>>.

L'autore quindi ci riporta alla nostra epoca, quella del consumismo che<<ha il suo lato positivo. Il consumo è una condizione della produzione. Se tutti fossimo senza desideri saremmo più poveri, e i poveri sempre più poveri..: Il ritorno all'essenziale, quello che Francesco scelse nella sua spogliazione -non necessariamente è un fattore deprimente dell'economia: Esso può portare al risparmio produttivo posto al servizio di investimenti mirati.. In fondo il servizio bancario poggia sulla prassi di mettere insieme risparmi non soltanto da depositare e conservare, ma anche di generare percorsi di crescita e sviluppo. Se imparassimo a risparmiare, grazie a modelli di consumo ispirati a un'etica dell'essenziale, probabilmente riusciremmo a incanalare i nostri risparmi non verso speculazioni finanziarie e magari verso fabbriche di armi o prodotti non ecologicamente sostenibili, ma verso prodotti qualificati da una progettualità solidale ,in grado di garantire equità e giustizia a milioni e milioni di persone che si ritrovano invece totalmente al di fuori dei circuiti della ricchezza e spesso sono oggetto di uno sfruttamento del lavoro che rimane vergogna bruciante del nostro tempo. A che serve sbandierare grandi carte dei diritti umani, se non si riesce af assicurare il minimo rispetto della dignità umana di tanti lavoratori e dei tanti senza lavoro?Stare alla logica dell'essenziale e della sobrietà, è ricordarsi più facilmente dei poveri:......La nostra civiltà si sta coprendo di computer, smartphone e robot. Niente da dire sul progresso tecnologico, Ma bisogna impedire che diventi una tecnocrazia omni-pervasiva, in cui dell'uomo non rimanga che un ricordo o una maschera...Urge un'economia totalmente rispettosa dell'uomo e capace di farsi carico di tutti gli esseri umani ”spogliati” dall'indifferenza e dalla violenza, uomini e donne senza voto, senza voto e senza voce, ma tutti preziosi agli occhi di Dio>>.

Da quanto sopra riportato si coglie uno stile narrativo della esposizione dei concetti che ci richiamano alla fraternità .Il vero senso della fraternità è affidato al brano evangelico domanda di Dio a Caino di dove fosse suo fratello, per affermare il dovere che ognuno di noi ha di custodire il prossimo.

L'autore ,capitolo dopo capitolo mette a confronto la scelta di Francesco di dedicarsi completamente a Dio e quella del padre Bernardone del quale emerge la figura del padre padrone comune nell'economia del suo tempo in cui il primo si è fatto povero per condividerne il significato nell'ordine evengelico e il secondo è il prototipo chi ha fatto una scelta del danaro e del profitto che finisce per distruggere ogni altro tipo di rapporto umano fino al legame familiare più stretto di padre e figlio.

In sostanza l'opera di monsignor Sorrentino si inserisce nella prevalente pubblicistica cattolica attuale, in un pensiero economico incentrato sulla denuncia di un sistema del profitto che destina alla povertà gli emarginati al livello degli scarti di produzione consentendo la destinazione della maggior parte della ricchezza mondiale a una ristretta cerchia di privilegiati senza indicare il modello economico sostitutivo in grado di crearla prescindendo dalla differenza fra l'ammontare dei ricavi delle vendite dei beni e delle prestazioni di servizi e l'ammontare dei costi di gestione dei quali quello del lavoro è una componente essenziale purtroppo variabile a seconda delle aree geografiche.

Comunque dalla produzione della ricchezza, dalla prevalenza dei ricavi sui costi si creano le disponibilità finanziarie dalle quali dipendono anche tutte le benemerite ed essenziali iniziative ,dal banco alimentare alle mense popolari ,dalla raccolta dei medicinali ai presidi sanitari per i poveri , la devoluzione dell'otto per mille e la stessa presenza di organizzazioni quale la Comunità di Sant'Egidio e le opere caritative degli Ordini religiosi in Italia e all'estero.

Definito utile d'impresa ,il risultato della gestione è quel plusvalore che per Marx rappresentava un furto a danno dei lavoratori , senza il quale vi è quel risultato “in perdita” che mangiando il capitale (in regime privatistico) ne determina il fallimento , come la prevalenza delle spese di gestione su quello delle risorse fa saltare le economi dei regimi socialisti.

Un altro aspetto carente nella cultura cattolica , è quello del capitale di rischio, cioè della dotazione necessaria all'apertura di una attività economica . Nessuno più parla dell'azionariato popolare mentre assurge agli onori delle cronache come fatto straordinario, quello di lavoratori che mettono in gioco la loro liquidazione e i risparmi familiari per rilevare le imprese economicamente sane che altrimenti verrebbero delocalizzate. Evidentemente al livello politico e sindacale ha prevalso la cultura dei Consigli di fabbrica ispirate ai soviet lasciando il rischio a carico della proprietà e , possibilmente della collettivita, in caso di un futuro esproprio mentre nell'ambito religioso sembra sconosciuta ai più la nozione di bilancio la cui scoperta la si deve a frà' Luca Pacioli (1445-1517)inventore del sistema contabile della partita doppia.

Importante comunque è la centralità della povertà nell'attuale dottrina sociale della Chiesa cattolica riconosciuta come situazione involontaria in quanto trasmissibile in linea diretta dai genitori ai figli non più legata alla cultura dell'elemosina e della vendita della proprietà per la devoluzione del ricavato alla comunità ed ora considerata come inaccettabile sottoprodotto delle economie di mercato.

Questa consapevolezza deve pertanto portare alla conclusione della necessità di riforme sostanziali, cioè di struttura necessarie a superare le povertà come manifestazione di sofferenza sociale da superare con una economia della fraternità come lo come lo sono i flussi migratori dalle aree di guerra e di sottosviluppo.

Di fronte all'emergenza planetaria della salvaguardia dell'ambiente, dei flussi migratori dalle aree del sottosviluppo e e dei profughi da aree di guerra , della perdita di lavoro indipendente e subordinato per la pandemia in atto, la Dottrina sociale della Chiesa , arricchita delle encicliche di papa Francesco, particolarmente per i cattolici non può non costituire l'occasione per un chiarimento fondamentale innanzitutto dei ruoli della religione rispetto a quello dell'economia partendo dalla esperienza della convivenza nella famiglia, nel proprio condominio , nella propria parrocchia, nel proprio comune, nella propria Regione per individuare le forme di partecipazione alle scelte di programmazione del territorio da cui dipendono le linee di sviluppo che favoriscano la crescita culturale ed economica e individuare le istituzioni in grado di intervenire con tempestività nelle situazioni di sofferenza sociale.

Quali i ruoli, rispettivi, della religione e della politica? Monsignor Sorrentino , a mio modesto avviso, avrebbe fatto bene a porre al centro la bella esposizione della fraternità del cantico delle Creature senza indulgere alla tentazione dei monsignori a divenire economisti in un'epoca in cui gli economisti diventano monsignori partecipi della strategia cattolica dell'incontro a sinistra, finendo per esorbitare gli uni e gli altri delle rispettive competenze che vorrebbero la religione illuminante il percorso della politica e della economia non accorgendosi di perseguire scelte di classe che la sinistra storica sta tentando di superare lungo un faticoso processo revisionista per occupare lo spazio politico che fu dell'interclassismo democristiano e di condividere le responsabilità di un progressismo senza limiti che sta destabilizzando i valori fondamentali della vita e della famiglia.

Questa la strategia in atto della sinistra cattolica quando occorrerebbe un impegno consapevole che la prima disuguaglianza è determinata dalle qualità personali dell'individuo alla nascita, fisiche e mentali, e delle condizioni familiari e ambientali nelle quali esso deve essere aiutato a competere da una società cui spetta il compito di garantire l'uguaglianza dei punti di partenza con adeguate forme di intervento sussidiario a favore della prima cellula dell'organizzazione sociale che ,volenti o nolenti è la famiglia.. Non strategie elettorali locali e nazionali quindi, che finiscono per essere uniformate agli interessi di alleanze masso-tecnocratiche, ma un doveroso corale richiamo alla riforma dell'attuale sistema economico coinvolgendone le categorie sociali per affrontare problemi della salvaguardia del pianeta e l'inserimento economico degli esclusi alla luce della impotenza del potere politico e sindacale nelle vertenze della delocalizzazine delle imprese per ridefinire il ruolo del privato e del pubblico stabilito ai tempi del confronto dialettico di ideologie ormai dichiarate defunte.

Una riforma che deve tenere conto dei tempi di esecuzione e , delle risorse necessari a convertire l'attuale sistema produttivo e soprattutto delle maggioranze di governo rispettose della libera iniziativa e delle libertà individuali dei cittadini.

Chi dell'arresto temporaneo dell'sistema economico per la pandemia avrebbe voluto cogliere l'occasione del cambiamento radicale del modello di sviluppo non può non aver compreso, dalle reazioni alle direttive del governo sulle misure di sicurezza e sull'obbligo di vaccinazioni, pur suggerite dai vertici dell'apparato sanitario e legittimate dal parere della Corte Costituzionale, quanto sia difficile e complesso intervenire per il semplice ritorno ai livelli produttivi e occupazionali precedenti la sospensione.

L'opportunità di assistere ad una conferenza di iniziativa vicariale sulla Dottrina sociale alla luce delle encicliche dell'attuale pontificato mi ha portato ad esprimere ad uno dei parroci presenti il mio parere sulla necessità di passare dal livello teorico a quello pratico; un giudizio, il mio, fortemente condizionato dal fatto che ai lati dell'auditorium comunale sporgevano eleganti supporti pubblicitari della denominazione della banca di ispirazione cattolica che evidentemente aveva sponsorizzato la conferenza.

Il sistema del credito che costituisce uno dei pilastri dell'economia nazionale non potrà non essere oggetto di un profondo esame in occasione di una riforma del sistema economico caldeggiato dal Magistero della Chiesa cattolica .Quale la differenza delle banche di ispirazione religiosa , delle commissioni , dei tassi ,e delle condizioni di accesso al credito rispetto alle banche concorrenti di origine laica, se non quelle iniziali che distinsero le Casse Rurali ,dette ”banchine dei preti” dalle altre presenze bancarie Come stabilire criteri oggettivi di affidabilità della clientela e di accertamento della provenienza delle somme depositate? Quali le garanzie di una stabile occupazione dei dipendenti di ogni ordine e grado compromessa dallo sviluppo tecnologico e dal dissesto dovuto a responsabilità di gestione degli istituti bancari?

 

 

 

 

Budrio, luglio 2021

Il contributo di un vecchio democristiano

 

PER UNA PIU' COMPLETA CONOSCENZA DELLA REALTA' BUDRIESE NEL PERIODO FRA LE GUERRE 1918/1940 PRESENATA DA UN LIBRO CHE AVREMMO PREFERITO EDITO DAL CIRCOLO PERTINI DELLA CA'ED METUSCO E NON DALLA PRO LOCO

 

 

 

L'opera ,che invito a leggere, nella introduzione, nella presentazione dei diversi momenti del periodo trattato e nella biografia dei personaggi prescelti,copre un arco di tempo che va ben oltre quello fra le due guerre citato in copertina, è arricchita da una appendice documentale e fotografica che ,nella intenzione degli autori, vorrebbe consentire al lettore a farsi un idea della era fascista nella comunità budriese .

 

Una scelta ,quella di allegare una sorta di cronaca politica degli organi di informazione del Partito fascista e delle associazioni combattentistiche che ne fecero corollario , che oltre la sofferenza e il fastidio di proseguirne la lettura per linguaggio maleducato e gli attacchi personali in essi contenuti, accresce la curiosità di conoscere fatti e vicende di Budrio nella pubblicistica di quella che appare l'unica controparte , quella socialista, curiosità che purtroppo non viene appagata.

 

Dalla trattazione del periodo successivo alla prima guerra apprendiamo dello sconcerto dei reduci che videro deluse le loro aspettative di giustizia sociale e del dileggio ad essi riservato da parte di <<frange di estremisti che magari a quella guerra non hanno partecipato>>,che <<i due anni che seguono sono caratterizzati da fortissime tensioni sociali e scioperi”che nella pianura tra Bologna e Ferrara sono particolarmente numerosi e accesi e spesso accompagnati da scontri fisici e violenze che sfociano in fatti di sangue; c'è la paura nella proprietà agraria del pericolo rosso e degli espropri delle terre;c'è quindi la risposta dura , che diviene violenta quando bande di giovani e non- tra cui i reduci delusi delle diverse età hanno una larga presenza si propongono allo scopo con l'obbiettivo di chi li guida di assumere un ruolo centrale in un'Italia da costruire con lo'ordine e la disciplina e un fantastico nuovo prestigio della Nazione nel mondo.Questi gruppi trovano nel 1920 un punto di riferimento politico e organizzativo nazionale nel movimento fascista che deluso per il modestissimo risultato ottenuto alle elezioni politiche nazionali del novembrte 1919-le prime con suffragio universale maschile e il sistema proporzionale -in cui non aveva eletto alcun deputato, aveva scelto di abbandonare il terreno democratico del confronto per trasformarsi in un movimento eversivo basato sulla violenza e le intimidazioni degli avversari che aveva individuato innanzittutto nei socialisti>>.

 

Gli autori ci forniscono un quadro della situazione dalle pagine dell'Eccidio di Palazzo di Accursio -11 morti e sessanta feriti- le stesse che oltre la affermazione della strumentalizzazione fascista della morte dell' invalido pluridecorato Giulio Giordani come sua prima e più illustre vittima dell'aggressione dell'strtemismo di sinistra pur non essendo camicia nera , giudizio che appare inappropriato e fazioso se confrontato con la vicenda riportata dall'allegata stampa fascista del trattamento che precedentemente gli era stato rise rvato a Budrio dove era stato accompagtnato (in quanto grande cieco di guerra)per una riunione dell'associazione dei combattenti al Teatro Consorziale dove gli furono indirizzati fischi contumelie e sassate contro la automobile che lo avrebbe ricondotto a Bologna.

 

Troppo assordante l'assenza dalla trattazione del periodo storico da parte degli autori,di quel livore antinterventista del socialismo che con Turati aveva coniato il motto<<né un soldo,né un soldato per la guerra >> trasferito sugli ex combattenti ne determinò la adesione ai fasci di combattimento .

 

La scelta che dalla biografia di Dino Grandi apprendiamo questi fece dopo la aggressione subita mentre in bicicletta dallo studio di avvocato di Imola rientrava all'abitazione di Mordano.

 

Nello stesso capitolo titolato dell'eccidio ,a Pag.44 invece leggiamo <<La compagine socialista del tempo, appare schierata su posizioni di sinistra estrema.Siamo nel periodo segnato dalla rioluzione comunista russa ,dai frequenti tentativi di ribellione in Germania :una parte consistente dei militanti socialisti italiani si convince che le idee teorizzate da Marx sono praticabili in maniera concreta in qualsiasi situazione.Il 26 gemnnaio 1919 si svolge il congresso provinciale bolognese del PSI(Partito Socialista Italiano) il messaggio è chiaro e coincide con la formula” bisogna fare come in Russia” Gli scontri sociali si trasformano rapidamente in una autentica lotta di classe,a cui “i padroni” si oppongono facendo ricorso ai crumiri e alle serrate.Scioperi e manifestazioni politiche si susseguono senza sosta e diventano occasioni per misurarsi anche fisicamente: i soldati e le guardie del regno non si fanno pregare nell'utilizzo delle armi da fuoco:I lavoratori e gli organizzatori di sinistra sono difesi dalle” guardie rosse” l'atmosfera diventa incandescente.Leandro Arpinati si impegna nello strutturare militarmente i fasci di combattimento ,che dal 1919 condizionano la vita bolognese:La prima fisionomia dei fasci coincide con quella degli ex interventisti,ex nazionalisti,ex radicaliLe squadre fasciste si pongono a difesa degli agrari e degli indusriali,aggregatisi nell'Associazione della difesa civile.ecc

 

<<In questo contraddittorio scenario,continuiamo a leggere, si svolgono le elezioni amministrative bolognesi del 1920:i socialisti massimalisti minacciano di disertare le urne , scagliandosi contro i risultati-modesti a loro avviso-dell'amministrazione guidata da Zanardi .L'idea del boicottaggio al voto( notiamo che l'unica volta che si parla di boicottaggio da parte degli autori è quella del voto) lascia presto spazio alla stesura di un documento di ispirazione violentemente rivoluzionaria capace di propiziare la saldatura del cosiddetto “blocco della paura” che fa capo alla lista Pace,Libertà, lavoro, che vede la partecipazione di liberali,combattenti, nazionalisti,borghesi di varia provenienza,l'unico punto di contatto di questa eterogenea compagineè rappresentato dalla strenua opposizione alla sinistra”bolsevica”.I fascisti si pongono in difesa degli esponenti e delle sedi che fanno riferimento alla formazione politica antisocialista.

 

Il 31 ottobre 1920 hanno luogo le lezioni che vedono la vittoria dei socialisti ma il 4 novembre,secondo anniversario della Vittoria, vede le formazioni fasciste schierate davanti alla Camera del Lavoro Ercole Bucco , segretario della Camera del Lavoro , capace di usare parole molto dure, si fa trovare impreparato nonostante la presenza delle guardie rosse,<<schiama i Carabinieri perchè sotto assedio delle delle formazioni fasciste... le forze dell'ordine perquisiscono tutte le stanze non risparmiando l'appartamento adiacente in cui trovano fucili, pistole ed esplosivo:il risultato è l'arresto dgli assediati : novantasei socialisti sono arrestati,mentre i fascisti saccheggiano e incendiano la sede della Camera del Lavoro.La strategia socialista non ha retto l'urto fascista:nei giorni seguenti giungeranno le dimissioni di Bucco...>>...

 

Non so se gli autori redigendo questo capitolo si siano resi conto di aver fornito un quadro complessivo dal quale riultano pressocché tutti gli elementi giustificativi della costituzione di quel blocco d'ordine sul quale il fascismo potè contare fino alla dichiarazione di guerra.Forse questo è il motivo per il quale dalle fonti PSI, pur annoverando quel partito fra le sue fila personalità di notevoli capacità organizzative, letterarie e polemiche e il maggior numero di dirigenti delle organizzazioni operaie del periodo trattato, nulla viene riportato o riprodotto del volantinaggio, delle risoluzioni politiche ,del boicottaggio strumento di quella lotta di classe della quale quel partito è presentato unica espressione ; nessun elenco dei boicottati per non essersi assoggettati al taglieggiamento e a quant'altro per scongiurare la interruzione dei lavori agricoli e la conseguente pardita dei raccolti che portartono molti alla “sceltadel blocco d'ordine”. Nulla è prodotto della documentazione che lessi a casa di qualcuno che le aveva conservate in grado di rendere più chiara l'idea delle diverse responsabilità nell'arco delle forze democratiche dell'avventura fascista.

 

Assordante pure rimane il silenzio sulle conseguenze di quell'anticlericalismo del quale furono investiti sacerdoti e fedeli particolarmente nella nostra bassa bolognese per la efficacia della predicazione dei tribuni del popolo che ,a Vedrana, giunse ad impedire alle suore Visitandine di partecipare alla Messa mattutina nella chiesa parrocchiale, a breve distanza dala loro Casa madre, fino a quando il nipote di una di loro, venutone a conoscenza, non avvisò una “squadraccia fascista” che una maattina intervenne ...a stabilire l'ordine. L'opera che volendo passare la enunciazione di manifestazioni di estremismo del PSI e delle emanazioni operaie che ad esso facevano riferimento per contromisure alle azioni dello squadrismo e agli attacchi verbali del partito fascista , per la concezione del ruolo esclusivo rivendicato a quel partito da cultori della storia locale , finisce per ridurre le altre componenti sociali al ruolo di fugaci comparse.

 

Per quanto rtiguarda il limbo nel quale è relegata la componente cattolica(della quale pranno attinto. non si parla se non accennando alla sua partecipazione al primo governo Mussolini e alle liste dei blocchi d'ordine alternative a quelle del PSI a livello locale , dall'opera in esame emerge la continuità di quella tradizione anticlericale di riferimento marxistta e illuminista che senz'altro contribuì alle scelte di schieramento della maggioranza del mondo cattolico prevalenti del periodo in copertina e, nel dopo seconda guerra mondiale, alla organizzazione e al successo della Democrazia Cristiana; per quanto riguarda i comunisti, ad essi è riservato il solo contentino delle due biografie degli illustri compagni Canova e Reggiani in una scelta dalla quale traspare il risentimento mai sopito per la scissione di Livorno.

 

Il mio contributo critico alla ricostruzione di una più adeguata dimensione della comunità budriese del periodo altrimenti circoscritta alla presenza del PNF e del PSI si è spinto alla individuazione delle responsabilità politiche sulla nascita , sull'avvento e sulla tragica conclusione del fascismo che tgli autori danno per acquisite con la prima iniziativa del Circolo Pertini che di esse si occupò nel 2013 lasciando a quella attuale l'obbiettivo di “fare emergeredall'oblio fatti ed avvenimenti della comunità budriese e dei suoi abitanti che, che inevitabilmente , si collocano in questo contesto storico”.

 

Per una maggiore conoscenza sociologica del periodo ritengo opportuno rtiportare gli stralci del libro sulle LOTTE AGRARIE di Arturo Colombi,memro del Comitato Centrale del PCI a proposito della

 

NASCITA DEL FASCISMO

 

<<I saggi pontefici del riformismo non si rendevano conto di quanto fosse puerile pensare di poter manomettere il principio della proprietà borghese quando il potere statale è ancora in mano alla borghesia.

 

Se la borghesia si rende conto che le sue leggi non tutelano sufficientemente i supi privilegi le cambia;ma non cederà mai senza  usare di tutta la sua forza statale nelle questioni di principio,del principio della proprietà................... 

 

.Dice Colombi:-:<<Avvenne quello che doveva avvenire. La borghesia agraria minacciata nel profitto e nella proprietà dalla forza delle organizzazioni dei lavoratori,gli esercenti e i commercianti lesi nei loro interessi dallo sviluppo della cooperazione e dalla politica cieca dei cooperatori riformisti che erano partiti in guerra  contro il piccolo commercio, i professionisti,gli impiegati, gli studenti e i professori,offesi nei loro sentimenti di ex combattenti e di patrioti  da una politica che faceva apparire i socialisti quali negatori e dispregiatori del sentimento patriottico,i contadini che avevano subito vessazioni  ingiuste,e quelli che avevano seguito  il movimento di lotta ma non accettavano la socializzazione della terra,né la politica della bracciantizzazione,si univano in fascio e passavano alla riscossa. Sconfitta sul terreno legale la borghesia passava all’attacco sul terreno della violenza illegale,faceva ricorso allo squadrismo fascista protetto dalle forze dello stato cosiddetto democratico……….

 

-Agrari,borghesi e commercianti poco si preoccuparono di sapere se le organizzazioni sindacali del Bolognese erano  evoluzionisti,che volevano operare entro il quadrodell’ordinamento giuridico legale dello stato liberale:essi avvertirono che la forza delle organizzazioni sindacali era tale da imporre il riconoscimento dei suoi diritti che colpivano il profitto capitalistico e perciò non esitarono a riconoscere alla violenza extra legale cercando e realizzando quella soluzione di forza che i riformisti negavano come “antiumana,incivile ,incapace di arrestare o far progredire la storia…………di fronte al fatto che il movimento operaio poteva essere presentato come negatore della patria, si univa alle forze  della reazione e fece massa in nome della libertà e della patria. Nulla fu tentato per impedire e ostacolare la formazione di questo blocco nel quale vi erano forze che non avevano nulla  da spartire con la reazione agraria.

 

………Le ragioni profonde dello sbandamento delle masse che avevano seguito il movimento nella lotta debbono essere ricercate non tanto nella violenza bestiale del fascismo,quanto negli errori di impostazione politica delle organizzazione dei lavoratori , in particolare negli errori commessi  nella politica verso i contadini:con lo sciopero indiscriminato,con la parola d’ordine della socializzazione della terra,con la parola d’ordine della bracciantizzazione.

 

-A nessun contadino che lavora la terra in proprio o anche in qualsiasi forma di compartecipazione sorride la prospettiva di diventarebracciante:chi ha terra ha pane, anche se molto sudato e non sempre a volontà. Le condizioni di salariato avventizio sono troppo precarie perché non si pensi che a divenirlo significa decadere in una categoria sociale sottostante. E’ un fatto che il piccolo proprietario sogna di divenire autonomo arrotondando il suo possesso;che il mezzadro sogna di divenire affittuario o proprietario del fondo che lavora;che il fittavolo sogna di divenire proprietario:I dirigenti riformisti volendone fare dei braccianti e dei cooperatori non tenevano conto del fatto che se è vero che i braccianti,per la coscienza acquisita mediante l’organizzazione e la lotta di classe,aspiravano al possesso collettivo della terra,le altre categorie,invece,aspiravano e aspirano al possesso individuale.

 

D’altra parte le importanti conquiste contrattuali realizzate dalla grande lotta agraria rafforzavano nei mezzadri e nei fittavoli la speranza di divenire proprietari della “loro”terra.Il capitolato colonico era estremamente vantaggioso:la congiuntura economica ,con l’inflazione  e i prezzi crescenti,lasciava credere ai contadini che avevano una produzione commerciale più o meno notevole ,che essi potevano realizzare il loro sogno in un avvenire non molto lontano.Si capisce come a nessuno di essi sorridesse la prospettiva avanzata dalla Federterra………………

 

-Nella Federterra gli elementi che si erano uniti nella corrente del momento in cui credevano che nulla potesse opporvisi,quando di fronte alla controffensiva  delle forze fasciste si accorsero che le organizzazioni socialiste non erano così potenti come  essi ,,che anzi si dimostravano incapaci di reagire alla violenza avversaria,perché paralizzate dall’orientamento riformista e dalle preoccupazioni di salvare il salvabile degli ingenti interessi corporativistici,abbandonarono il campo e passarono in quello avverso:I primi furono quelli che avevano subito qualche pressione e umiliazione………………….Lo squadrismo e la dittatura fascista dovevano servire e servirono in primo luogo a stroncare l’organizzazione operaia.

 

In quanto agli eccessi,se così si vogliono chiamare, i capi riformisti che avevano impostato e diretto l’agitazione agraria nel bolognese,ne avevano compiuti la loro parte.

 

Oggi i vecchi dirigenti del riformismo amano presentarsi quali campioni del ceto medio ma tutta la storia del riformismo italiano testimonia  come questi uomini,che avevano stabilito relazioni di compromesso con alcuni gruppi del grande capitale industriale del nord,attraverso la politica dei premi e delle sovvenzioni governative,seguirono una linea che significava completo misconoscimento degli interessi  del ceto medio campagnolo e cittadino :politica opportunistica nei confronti   della classe operaia e nello stesso tempo politica miope,di incomprensione  e ostilità  verso i contadini ,i piccoli esercenti gli intellettuali e tutta la piccola gente che vive del proprio lavoro  pur non essendo salariati.

 

La forza  del movimento socialista consisteva nella fitta  rete  di solide leghe localizzate nella Valle Padana e nei centri industriali del nord, nelle Camere del Lavoro ,nelle cooperative , nelle amministrazioni comunali conquistate, ecc;la sua debolezza ,che nel momento decisivo rasentava l’impotenza,consisteva nell’opportunismo e nella limitatezza dell’orizzonte teorico e politico. Gli esponenti del riformismo ,senza alcun sostegno teorico ,senza una visione dei problemi nazionali e generali del moto proletario, furono travolti da avvenimenti che li superavano e che non comprendevano>>.

 

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Alla asprezza delle contrapposizioni politiche s sociali del periodo fra le due guerre è riconducibila parte della logica della compilazione delle liste di proscrizione della guerra civile parallela alla lotta di Resistenza ,come una resa dei conti a lungo attesa , logica che, per quanto stava avvenendo a Budrio, determinò l'uscita della rappresentanza democristiana dal locale Comitato di Liberazione-Decisione che Mezzetti,in un'intervista ad Avvenire così giustificò :<< per non renderci complici>>.

 

Quanto detto nella biografia di Giuseppe Reggiani,ispirato alla esperienza dello spagnolo Ferrer fucilato a Barcellona il 13 ottobre 1909 e di Marcello Canova , primo sindaco post Liberazione, presenti nel libro sembrano corrispondere al pudore di eliminare la presenza PCI per intero ,partito al quale il PSI nulla è detto del patto Patto di Unità d'Azione( PSI-PCI )sottoscritto nel 1934 a Parigi  per la la comune lotta contro il fascismo, rinnovato nelle fasi iniziali della  Resistenza, il 28 settembre 1943[ e poi nel dopoguerra, il 25 ottobre 1946. Rapporti che furono intensi al punto che in Emilia-Romagna i loro organi di stampa, l'Avanti! socialista e L'Unità comunista, furono pubblicati in versione congiunta Avanti – L'Unità..

 

Dei cattolici se ne parla descrivendoli partecipi alla l'esperienza amministrativa clerico moderata del periodo1904-1907 stretta fra quelle socialiste di Demetrio Monari (1900-1903) e di Ugo Lenzi(1908-1913) e ,di riflesso citando l'aggressione subita dal parroco di Dugliolo che,a lungo,conservò il mantello che aveva strappato ad uno degli aggressori da lui riconosciuti che nessuno andò mai a ritirare.

 

Il PPI locale viene citato per una iniziativa col PCI e col PSI per una manifestazione al Teatro Consorziale impedita da un ordine prefettizio mentre di quello nazionale se ne fa cenno della sua partecipazione al primo governo Mussolini e a gruppi d'ordine alle amministrative.

 

Nulla si dice dell'opera di sensibilizzazione all'impegno formativo dei cattolici svolto dall'Azione cattolica nelle varie realtà parrocchiali, e per Budrio, in particolare nella parrocchia San Lorenzo che a lungo ha usufruito dell' l'appassionato impegno del parroco padre Amadio Tinti, nell'insegnamento della Dottrina sociale della Chiesa. ,della formazione di quamti poi contribuirtono alla organizzazione della Dermocrazia Cristiana di Budrio e delle ACLI che, con Dorando Giuliani portarono alle iniziative della cooperazione bianca bell'intero territorio della provincia di Bologna ,alle iniziative della cooperazione bianca a Budrio e nell'intera provincia di Bologna .Nulla viene detto che dal difetto di una delle lettere della tastiera della macchina da scrivere dell'Ufficio parrocchiale , rilevata in un volantino o documentomdel CLN i tedeschi risalirono alla proprietà dell'attrezzatura d'ufficio, prelevarono il parroco p.Amadio per portarlo in piazza per l'impiccagione per poi ripiegare nel brillamento del campanile della sua Chiesa.

 

Dalla esclusione operata di importanti componenti sociali necessarie a rendere il senso della comunità budriese,una delle quali è la cattolica, pare emergere una sorta di continuità della cultura anticlericale di riferimeno massonico evocata come causa delle dimissioni dalla carica di Sindaco dell'avv.Ugo Lenzi del quale non si rivela il grado di Gran Maestro da lui raggiunto.

 

Venendo alle biografie contenute nel libro in esame ,non se me ne voglia se per informazioni molto attendibili correggo la versione dei fatti che portarono all'aggressione di Pescatori,attribuita ai contrasti, pure esistenti, fra l'aala Grandi cui apparteneva il podestà di Budrio e quella di Arpinati, quando il pesantissimo pestaggio dei fascisti al podestà è da collegarsi alla sua contrariertà all'indizione di un'asta di opere legate a precisi interesi particolari (in cui Arpinati non c'entrava niente). A confermarmelo fu anche un vecchio socialista che mi rivelò come l'increscioso avvenimento avesse superato le identità politiche dividendo l'opinione pubblica locale in onesti , fazione della lui mi disse di onorarsi di averne fatto far parte , e nei disonesti dai quali era evidentemente partito l'ordine dela spedizione punitiva.

 

Rimanendo all'importanza dello spazio riservato alla biografia dei budriesi illustri, che nel caso del Dott. Ballarini vede dedicati tre paragrafi del quinto capitolo, dicendo quasi tutto ciò che pochi oltre lui erano in condizione di poter sapere ,dei suoi successi e delle sue pubblicazioni in campo professinale , della sua prodigalità verso i meno abbienti attraverso una fondazione dedicata alla moglie,della sua partecipazione alla Lotta dei Liberazione dalla quale egli uscì con la medaglia d'argento al valor militare , della sua esperienza di Sindaco di Bracciano e candidato alle elezioni del 1968 nelle liste della Democrazia Cristana ( che appresi in comizi di avversari politici e mai per suo collegamento col partito locale del quale fui a lungo segretario), fra la enunciazione delle sue iniziative in campo economico, non sia citata quella CIGAR, la socitetà di alberghi e ristonanti con la guale ha garantito l' occupazione anche a diversi cittadini budriesi nel dopo guerra.

 

Quella CIGAR la cui vittoria dell'appalto del bouffet della stazione strappato alla CAMST di Bologna determinò il scivolone del PCI di Budrio ,il cui capo gruppo di allora,fra l'imbarazzo dei colleghi di partito,in un'aula consiliare per l'occasione traboccante di pubblico nonostante la durata della seduta fosse giunta alle prime ore del mattino , dovette leggere, sotto ninaccia di querela,l'intera lunga motivazione della medaglia d'argento al valor militare della quale l'illustre concittadino era stato insignito nei cui confronti (e del partito che lo aveva messo in lista)lui ,”evidentemente male informato”,in un pubblico comizio aveva rivolte accuse non rispondenti al vero.

 

Mi chiedo allora come contribuire ad una completa conoscenza storica del periodo trattato da parte delle nuove generazioni senza ricordare che nel duro confronto(scontro) fra massimalisti e riformisti , socialdemocratico sia stato non l'aggettivo ma l'epiteto col quale si apostrofavano i traditori degli interessi di classe “ fino al crollo dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche; URSS ,giusta denominazione al cui rispetto fui invitato dal capogruppo comunista in Consiglio comunale avendo, in un mio intervento in Consiglio comunale,usato quella di Russia ,per lui offensiva di quella esperienza cui facevano riferimento i lavoratori di tutto il momdo.

 

Ma quelli erano gli anni in cui il capogruppo socialista in Consiglio Comunale,alleato della DC a livello nazionale e del PCI a quello locale poteva tranquillamente affermare che il suo Partito guardava”con particolare interesse all'esperienza socialista jugoslava”sapendo che il PSI, particolarmente attraverso la carica del sindaco e l'utilizzo dell'organizzazione comunale era in grado di influire su ogni scelta politica individuale ,ogni forma associativa , ogni realtà istituzionale fino agli attuali eccessi di vera e propria colonizzazione culturale.

 

Le mie considerazioni vogliono costituire un richiamo particolarmente rivolto ai giovani cattolici così sicuri che basti la cultura religiosa ad accompagnare un impegno politico e amministrativo quando è la conoscenza della propria e dell'altrui storia a consentire una partecipazione in grado di riconoscere le finalità delle dimensionui culturali a confronto.Perchè chi non conosce la propria storia finisce in balia di quella degli altri perchè non sa da dove viene,dove si trova, dove sta andando.Una massima questa che vale per i religiodi e i laici ai quali pertinente un importante passo del pensiero di Dossetti sulle conseguenze del disimpegno politico in ossequio alle disposizioni del”non expedit” cioè dopo il divieto di papa Pio IX in seguito alla annessione dello romagne al Regno d'Italia(abrogato nel 1919 da Benrdetto XV).Conseguenza di incalcolabile gravità è stata la separazione dei cattolici dalla vita nazionale(altrettanto grave di quella attuata da ploretariato) che ha finito per lasiare provvisoriamente l'Italia in mano alla massoneria”.

 

Il mio riferimento al pensiero di uno di leader indiscussi della sinistra cattolica è rivolto a coloro che per la dichiarata discontinuità dall'esperienza democratica cristiana senza comprendere le conseguenze di inserirsi nel processo storico di forze politiche che, senza risolvere il poblema delle distanze sociali, dei valori invalicabili per il mondo cattolico fanno le pietre miliari di un progressismo senza limiti etici.

 

 

 

 

 

Per non confondere l'apostolato laico laico di Massarenti e Zanardi

 

con quello religioso dei nostri parroci di campagna

 


 

Dal libro di Arturo Colombi (membro del Comitato Centrale del P.C.I)leggiamo

 

<<I rivoluzionari nostrani si abbandonarono ad un anticlericalismo che impediva lo svolgimento delle manifestazioni del culto –in taluni casi anche quelle intramurarie diremmo oggi. Per esempio nella  vicina Molinella si impedì al Vescovo ed al  Parroco dientrare al cimitero per le celebrazioni del 2 novembre , di fare processioni  il giorno del Corpus Domini e cortei di accompagnamento dei defunti .Colombi cita pure il caso di un sacerdote obbligato a sfilare ,non dice in quale località, sul un somaro in  segno di scherno>>.

 

Nel Bollettino della Comunità parrocchiale di Molinella n.4/2004 leggiamo;

 

Esattamente cent’ anni fa, il 2 dicembre 1904, “vigilia giubilare della proclamazione del dogma dell’Immacolata” , moriva don Luigi Caselli, parroco di Molinella dal 1869. Aveva 78 anni e al momento del trapasso, “avvenuto alle ore 6 antimeridiane” , accanto al suo letto c’ erano “il cappellano della chiesina ferrarese, don Angelo Galassi, la perpetua Claudina Mattarelli e altri due preti della zona” . Mentre già andavano profilandosi le prime avvisaglie di quella che lo stesso don Caselli, pur non cogliendone del tutto la portata, aveva definito “la terribile bufera della miscredenza che tutto travolge e distrugge” , la morte dell’ anziano parroco, “ancora amato e rispettato dalla popolazione, per le sue virtù e per il suo modesto tenore di vita” , non è, come scrive don Gardini, un fatto di secondaria importanza, nella prospettiva degli anni che verranno. Da questo momento in poi, vedremo infatti diffondersi in paese un anticlericalismo di massa, che darà luogo a veri e propri atti di ostilità nei confronti della religione cattolica. Gli incidenti del cimitero del 19 maggio e del 9 novembre 1908, quando, prima al vescovo di Ravenna e poi all’ arciprete di Molinella, fu impedito con la forza di accedervi per benedire le tombe; le sassate contro l’ immagine della Madonna, al rientro dalla processione della Malvezza, il 17 maggio 1914, sono soltanto alcuni degli episodi più clamorosi di quel periodo, segnato peraltro dal crollo vertiginoso dei battesimi, dei matrimoni e dei funerali religiosi, dalle sanzioni e dal boicottaggio di quei pochi che, nostante tutto, “osavano ancora frequentare la chiesa” . Certo, non si può pensare che, con don Caselli, gli avvenimenti molinellesi di quel tempo avrebbero preso un’ altra piega……..

 

Don Caselli fu testimone del Vangelo in tempi difficili, “ quando - come scrive ancora don Gardini - rintuzzare gli attacchi contro la religione sembrava combattere le giuste rivendicazioni operaie” . L’ arciprete che durante il grande sciopero del ’ 97 fu lieto di accogliere a Molinella il cardinale Svampa, che si era precipitato qui per testimoniare “ la sollecitudine del padre verso i figli che invocano il pane” , è lo stesso che, per contrastare la propaganda socialista e l’ ateismo dilagante nelle campagne, ave- va sostenuto e promosso l’ Unione Braccianti e l’ Opera dei Congressi, che nel molinellese ebbero come principale fautore don Spisani, parroco di San Pietro Capofiume. Insieme a don Angelo Galassi, cappellano-curato della Chiesina, e ad altri tredici soci, don Caselli fu anche tra coloro che, il 26 ottobre 1899, in una saletta della canonica di Molinella, fondarono la Cassa Rurale ed Artigiana di Molinella e Marmorta, la cosiddetta”banchina dei preti”.

 

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La mia contrapposizione alla massoneria dalle più diverse appartenenze riguarda non tanto la strategtia antireligiosa che le unisce nella pretesa superirità culturale dell'illuminismo cui fanno riferimento ma la sua capacità di penetrtazione in tutte le forme associative laiche e,si dice, anche religiose , in tutte le istituzioni e in tutti gli ambienti più o meno consapevoli del loro contributo determinante a un sistema decadente nel quale essa comunque riesce a condizionare l'assegnazione di cattedre universitarie, primariati ospedalieri, posti direttivi nella pubblica amministrazione e quant'altro anteponga l'interesse personale e di gruppo a quello generale.

 

Le mie dimissioni da consigliere agli Istituti Rizzoli furono infatti determinate dal mio dissenso alla partecipazione di un collega ,massone,appartenente al mio stesso partito , ad un concorso ,per lui predisposto, nell'Ente nel quale entrambi eravamo consiglieri. I consiglieri degli altri partiti, in una logica spartitoria, invece votarono tutti la graduatoria della sua nomina.

 

Il silenzio che circonda quello che costituisce un vero e proprio sistema di potere finisce per accreditare la appartenenza ad esso anche di chi si proponga come alternativa alla maggioranza di sinistra in grado di succedere a sé stessa . In quest'ottica l'esperienza di Guazzaloca , che si presentò al motto<<migliorare il sistema>>,assume il significato di una parentesi nella sua continuità.

 

 

 

Socialismo e Massoneria: note di un Socialista Massone

 

 

 

 

 

 

 

Da qualche tempo nei periodici e nelle assemblee del partito socialista è stata ripresa con vigore e con assiduità la campagna contro la Massoneria: e la questione, dibattuta su giornali e riviste, in seno a non poche Sezioni ed in qualche Congresso Regionale, sarà discussa anche nel Congresso Nazionale del prossimo Ottobre………Se davvero fossero sinceri i denigratori abituali della Massoneria dovrebbero avere il coraggio di combattere come disonesti tutti i più eminenti massoni, invece di portarli sugli scudi finché son vivi e potenti e di inchinarsi ai loro feretri quando come quest'anno, intorno a quelli di Andrea Costa, di Pilade Mazza e di Ettore Zanardi, un popolo intero si raccoglie reverente e commosso..................Quanti credono che diffondere la cultura e l'istruzione, combattere il dogmatismo spirituale e politico, propugnare un regime della maggior possibile giustizia sociale, difendere sotto ogni aspetto, il libero e sicuro svolgimento della personalità umana, combattere accanitamente gli sforzi della reazione, i mali della superstizione, possano essere compito comune di tutti gli animi onesti e liberi e non programma esclusivo di un Partito o di una Scuola, trovano nella Massoneria il loro posto di combattimento per buone e feconde battaglie...................

 


 


 

 

Budrio, 25 giugno 2021

 

IL FALLIMENTO DELLE STRATEGIE DELLA SINISTRA CATTOLICA

 

 

Chi mi conosce ,se non per la mia militanza democratica cristiana mai venuta meno, da quanto da me pubblicato nel sito:www.gabrielecantelli.it non può certamente annoverarmi fra i sostenitori dell'estremismo di destra e del sovranismo e populismo della Lega, quando i miei interventi sono sempre a quei cattolici, sempre in tutt'altre faccende affacendati, incapaci di riconoscere le responsabilità politiche condotto alla situazione attuale dove la Chiesa, rivendica il ruolo dell'ospedale da campo.

Cattolici incapaci di riconoscere nell'ostentato populismo sovranismo “targato Salvini prima della conversione europeista” l'alibi per quella scelta di campo a sinistra perseguita dalla sinistra cattolica presente nella D.C fin dai tempi della guida dossettiana, divenuta in questi ultimi anni l' orientamento prevalente del Magistero della Chiesa cattolica per una traduzione classista della attenzione alle povertà ai primi posti nella gerarchica dei valori evangelici.

Quello che diviene difficile sorvolare è l'assordante silenzio del professor Zamagni designato da Papa Bergoglio a guidare la Pontificia Accademia delle Scienze sociali fra i più autorevoli promotori di <<INSIEME>>, che ,dopo aver constatato la mancata presenza di una rappresentanza cattolica nella nuova Giunta emiliano romagnola, aveva dichiarato : <<abbiamo contribuito anche noi vittoria di Bonaccini, ma non ci ha riconosciuto nulla >>:<< ….Nel 2021 correremo con una nostra lista», per le amministrative bolognesi>>.

Lo spegnimento non tanto della reazione del professor Zamagni e di ogni segno di vita di <<INSIEME>> nella attuale fase preparatoria delle elezioni amministrative di Bologna ci autorizza a rilevare di quale considerazione godano i cattolici richiamati all'impegno politico ,particolarmente nel centenario dell'appello ai Liberi e Forti del PPI di Don Sturzo, se non quella di una sorta di massa di manovra da mobilitare in funzione della strategia del Magistero ed in particolare della Conferenza Episcopale Italiana.

Quella Organizzazione episcopale che dalla presidenza Ruini in poi è giunta a fare della diaspora democristiana una sorta di avvenimento liberatorio per l'assunzione diretta da parte del Magistero della rappresentanza politica dei cattolici per le questioni riguardanti i valori non negoziabili e, nel contempo la possibilità di quell'incontro della sinistra cattolica con quella marxista del quale la DC di De Gasperi aveva rappresentato un ostacolo a una più chiara g interpretazione della conclusione conciliare chiave pauperista.

Ii vento in poppa e la benedizione al varo, erano propizi alla navigazione dei cattolici verso il PD che avrebbe segnato, con il trionfo di Renzi alle primarie , il raggiungimento della meta agognata di quei cattolici che, avendo preteso l'iscrizione alla DC a condizione della discontinuità dalla sua storia, erano portatori della stessa pretesa nelle sedi colme di ricordi di una origine marxista che della continuità fa una elemento fondamentale al percorso progressista.

E' pertanto nelle sedi delle sezioni PD(ex P.C.I),pagate principalmente col sudore degli attivisti alle feste de L'unità , che la strategia della sinistra cattolica ha segnato il suo naufragio , l'esito scontato di una unificazione impossibile per la diversità di riferimenti ideali di correnti che giocano allo scavalco per acquisire la maggioranza nel partito.

Un annunciato fallimento di di cui l'assunzione della segreteria da parte di Letta, nella lunga tradizione dei partiti di sinistra, costituisce l'ennesimo tentativo cambiare fisionomia e progetto politico attribuendo alle responsabilità ai predecessori dell'inconciliabilità delle concezioni a partire da quella della natura umana e del matrimonio. La dichiarazione del segretario che il PD voterà il testo della Zan così come basta a dimostrare quale sia il ruolo dei “cattolici adulti” all'interno di quel partito.

Pure quel Magistero che aveva salutato la fine dell'esperienza democratica cristiana come fatto liberatorio da una presenza cattolica indipendente sul piano organizzativo e programmatico, tanto da opporsi alla “operazione Sturzo che la avrebbe voluta alleata del MSI , dopo la nota Vaticana che propone la riformulazione della proposta di legge Zan, che nella stesura attuale metterebbe in discussione la stessa libertà di pensiero dei cattolici e delle loro stesse realtà associative, dietro l'accusa di ingerenza nella libera espressione del Parlamento italiano vede naufragare la strategia che la avrebbe voluta consigliera ascoltata da un governo amico.

Quale il futuro del professor Zamagni ritornato al ruolo di studioso di fiducia di un processo di cambiamento che renda l’economia di oggi e di domani più giusta, fraterna, inclusiva e sostenibile, e della creatura INSIEME, attualmente riposta con le sardine in un congelatore, quale la risposta di religiosi e laici appaiono assuefatti a un sistema di potere in grado di disperdere, attraverso la stessa programmazione del territorio, le ragioni di un pluralismo fondamentale alla crescita della dignità personale per la costituzione di comunità vive frutto di una partecipazione consapevole ?

 

Gabriele Cantelli

 

 

25/06/2021

Marzo 2021

    E' la città ad aver bisogno dei politici o sono i politici ad aver bisogno della città?   

 

                                 UNA POLITICA ORMAI  SENZA  LIMITI

Da “la Repubblica”:

 

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 CASINI LASCIA GALLETTI:LUI ANDRA' CON LA DESTRA?<<E' GRANDE E VACCINATO>>.

Il fatto che Galletti  per la prima volta dalla nascita segua un'altra strada  politica rispetto a  quella percorsa da Casini al quale ha sempre riconosciuto il merito dei suoi stati di avanzamento in politica,a livello locale e nazionale, merita ben altro di concludersi con la sufficiente risposta  del leader:<<non è un mio problema. Lui è un amico fraterno, tutti lo sanno, ma è grande e vaccinato: la mia posizione è nota e Gian Luca la conosce>>.

Per chi  voglia comprendere la vera portata dei fatti che hanno  portato all'apparente divorzio politico   dei due inseparabili occorre risalire alla candidatura  di Casini al Collegio unico del Senato di Bologna che il decisionismo di Renzi, allora segretario nazionale del PD impose al suo partito  probabilmente e  fu ,se non la causa, un motivo forte  della  scissione di Leu  e della candidatura alternativa di Errani.

Con la candidatura rossoblu di Casini era infatti prevedibile che si chiudesse  per i malpancisti del PD  l'ipotesi di una ulteriore  candidatura  civica di Galletti  considerato  in pole position alle precedenti amministrative per la sua esperienza  nella giunta  Guazzaloca, avendo detto partito già pesantemente pagato il prezzo per lo sdoganamento anche del suo seguito   in occasione delle elezione politiche .

Se la questione Galletti era data per scontata fin dal momento della candidatura Casini  alle ultime politiche, non altrettanto prevedibile  la disponibilità della Lega ad accogliere degnamente  quello considerato il contributo elettorale di Tonelli,(dalla segreteria del parlamentare bolognese approdato alla direzione ASCOM  al momento della assunzione della carica di Capo di Gabinetto del sindaco Guazzaloca del direttore Biscaglia) per provvedere alla sistemazione di Galletti rimasto politicamente disoccupato.

Se il passaggio da uno schieramento politico all'altro è  ormai è assimilabile  al  calciomercato in tutto il territorio nazionale senza esclusione di squadra, il problema che comunque si pone  è quello del sistema politico bolognese che ,stando allo stesso motto elettorale del grande Guazzaloca fu<<migliorare il sistema>>  volenti o nolenti esiste. Il cambiamento di area di autorevoli professionisti(della politica)dal centrosinistra al centrodestra non corrisponde all'indifferenza del sistema Bologna   sia che vinca l'uno o l'altro  schieramento ?

                 marzo 2021

 Le Sardine presidiano il Nazzareno  per sollecitare una proposta politica                    

     A  LETTA LA  FIDUCIA DELLE CORRENTI  INTERNE PER LA NUOVA IDENTITA' PD

 

                 Quale il destino di “INSIEME” , il nuovo partito nato in ambienti cattolici?

 

La condizione alla quale l'esponente cattolico ha sciolto la riserva , il  corale impegno delle attuali correnti interne   alla costruzione della identità necessaria a togliere il PD dalla situazione per le quali il suo predecessore ha rassegnato le dimissionia,a  mio modesto avviso, può costituire uno stimolo per  tutti i partiti a verificare le condizioni in cui si trovano per un laderismo che n ha annullato l'identitàdi  per superare   le ragioni del potere  dell privilegiando  quelle del  bene comune.

Il quotidiano  della Cei “Avvenire” fin dal momento della proposizione della candidatura di Enrico Letta alla segreteria nazionale del PD  ha  i ntravvisto la soluzione in grado di operare la  ricucitura della sinistra cattolica  con quella di riferimento  marxista  per intervenire  in profondità sulla crisi del sistema ,un problema di visione culturale  prima che politica..

Addentrandosi in detta profondità il quotidiano della Cei alla autorevfolezza del nuovo segretario  attribuisce il ruolo di supporto del Presidente Draghi per affrontare e risolvere  i problemi  della crisi aperta dalla pandemia ,quello sanitario e quello economico con la costituzione di un partito compiutamente europeo in grado di parlare al Paese e del Paese esprimendo  nel contempo il più sincero augurio di un benefico assestamento di quel partito   persistendo forti dubbi che questo possa accadere.

A mantenerli ben vivi infatti  sono le problematiche della convivenza all'interno di quel partito di espressioni culturali   che attribuiscono diversi significati al comune obbiettivo progressista che non si superano semplicemente dichiarando la discontinuità dei rispettivi processi storici  distinti e distanti.

Motivo di preoccupazione per i  cattolici  che della politica hanno fatto una delle opzioni  del volontariato  disperdendosi nei diversi partiti successivamente alla diaspora democristiana   è la  aperta  posizioen  di qualificati settori   dell'attuale Magistero  dell'essenzialità delle l'unità delle sinistre laiche e cattoliche al raggiungimento di  livelli di giustizia sociale,non altrimenti garantiti dall'attuale sistema liberal  democratico,  che si identifica con quel movimentismo  postconciliare  secondo il quale  la esperienza democratica cristiana doveva essere   considerata  un incidente di percorso rispetto ad altri  del populismo e della teologia della liberazione dell'America Latina.

La  riduzione alla fera privata  dei cattolici adulti di tutto quanto delll'insegnamento evengelico possa  impedire  collaaborazioni programmatiche  altrimenti  problematiche oltre a costituire un espediente destinato a fallire  di fronte alle ricorrenti  proposte  di  elevare al livello di diritti le aspirazioni in aperto contrasto con la dottrina cristiana, vedi la individuazione dei  limiti invalicabili dell'inizio e della fine vita o la equiparazione delle unioni civili alla istituzione matrimoniale ai fini dell'adozione.

Oltre la relativizzazione degli  stessi valori posti in   in discussione ,risultato del  ridimensionamento  del senso dell'impegno politico cattolico è stato  il  progressivo assestamento   della Chiesa nel ruolo  di istituzione caritativa ,custode museale  dei beni culturali  di gran parte del patrimonio culturale del territorio, con L'Istituto per il sostentamento del Clero dei ingenti partecipazioni societarie   e proprietà immobiliari, credenziali necessarie e sufficienti ad essere  parte integrante  del  civile consorzio.

L'annuncio dato da altra parte del quotidiano Cei di un incontro di vari spezzoni della diaspora cattolica, partecipe il professor Zamagni fra i promotori di INSIEME(la forza politica di recente costituzione in ambiente cattolico) , per  esaminare la possibilità di una messa in  Rete  delle  diverse formazioni politiche cattoliche  pone il Magistero di fronte  a una realtà dell'impegno cattolico ben più complessa di quella  che parrebbe la sua inequivocabile  scelta di campo dopo la affermazione della chiusura della esperienza storica della Denocrazia Cristiana nonostante la recente sentenza di Cassazione della illegittimità del suo scioglimento nel PPI di Martinazzoli.

Quale la posizione della Conferenza episcopale emiliano romagnala  che sostenne la candidatura di Bonaccini di fronte alla promessa del professor Zamagni di presentare una lista alternativa a quella del PD  alle prossime amministrative di Bologna in risposta alla esclusione di una rappresentanza cattolica nella giunta regionale?

Come pure c'è da chiedersi  di quale mandato fossero investiti  i rappresentanti delle Sardine  approdati con sacchi a pelo e tende al Nazzareno con sede nella parrocchia di San Mamolo a Bologna che hanno rilasciato alla stampa la seguente dichiarazione:

“Noi ci mettiamo il corpo e la faccia. Noi facciamo parte di un campo progressista e chiediamo che si apra una fase Costituente, non per il Pd o per le sardine, ma per migliaia di persone che da anni aspettano. Noi tutti in 15 anni, i partiti, le associazioni, i cittadini, non siamo riusciti a costruire una alternativa, e questo perché siamo tutti innamorati delle nostre etichette e delle nostre sigle. L'alternativa ci sarà comunque, spetta al Pd decidere se esserci o no. Serve una proposta politica credibile, e non spetta a noi farla, ma spetta ai partiti politici. Abbiamo con noi i sacchi a pelo perché non ci basta essere ascoltati, chiediamo una iniziativa politica e siamo disposti ad accamparsi finché non la avremo"

A un amico di famiglia  che, nell'era della accesa contestazione giovanile  mi disse<<voi democristiani avete quei preti!>>io prontamente risposi:<< anche lei è cattolico quindi i preti sono anche i suoi!>>.Per quanto invece riguarda i frati Servi di Maria ,a padre Santucci , amico dichiaratamente di  estrema destra recentemente scomparso,che  a Bologna scese di bicicletta per onorarmi dei   suoi commenti sul progressivo spostamento a sinistra della Democrazia Cristiana, risposi che ,invece di  preoccuparsi della D.C meglio avrebbe fatto  se avesse affrontato i problemi che aveva nel suo Ordine religioso  e nel suo stesso  convento dove suoi confratelli  avevano superato i confini  dell'area  parlamentare.

Lungi da me qualsiasi volontà di svolgere un ruolo    nei confronti del Magistero che vada  oltre  quello assunto  col battesimo ma non vorrei che a  pagare il prezzo della confusione del relativismo imperante della teologia popolare e della filosofia della prassi a soffrirne fosse la  credibilità della dimensione spirituale della  nostra Chiesa.

A mio modesto avviso più  consono alla dimensione spirituale  della Chiesa cattolica  che la Cei,anzicchè esercitare la sua capacità convocatoria nei confronti dell'intero movimentismo della sinistra dalle più diverse espressioni ,  indicesse  una settimana sociale aperta all'associazionismo che affonda le radici nella   dottrina sociale   per individuare  soluzioni adeguate alla gravità della crisi economica   che   aumentando      la distanza delle condizioni di vita  dei cittadini, esaspera la  contrapposizione all'accoglienza dei flussi migratori  invece di vederne l'integrazione in un progetto di ricostruzione del Paese su più giuste condizioni di sicurezza ambientale e sociale.. Questo, se non altro potrebbe essere il percorso  modo per obbligare    i cattolici  a misurarsi con le analisi e le proposte delle encicliche dell'attuale pontificato  ,anche quanti, religiosi e laici, non avessero ancora  avvertito il dovere di leggerle per  abbandonare  la facile via di uno schieramento di parte che finisce per dividere  ulteriormente i fedeli senza  accrescerne il numero per  attrazione.

 

 

     Gabriele Cantelli  

 

Marzo 2021

                                               LO IUS SOLI

Il fatto che Letta abbia inserito lo<< ius soli >>fra gli impegni della sua segreteria non cambia la mia posizione da sempre favorevoli a detto riconoscimento per gli stranieri nati in Italia e di formazione scolastica italiana.

Salvini è immediatamente insorto contro la proposta del neo segretario PD definita irrispettosa degli italiani nell'attuale situazione di crisi pandemica ed economica dichiarando motivo di rottura dell'attuale coalizione di sostegno ove l'argomento divenisse una proposta di governo.

Per quanto mi riguarda ci sono motivazioni di contrapposizione del centrodestra al centrosinistra ben più profonde e nobili della cultura “sovranista “di Salvini.

 

 

Questa mia presa di posizione  ha  sollevato l'indignazione anche di alcuni amici cattolici che non hanno ancora compreso che il populismo di Salvini costituisce l'alibi per la    aprioristica scelta di campo a sinistra dell 'attuale  Magistero della Chiesa.


 

 

 Gennaio 2021

                                             NEL CAMBIAMENTO D'EPOCA

                                 

                                   NUOVO CORSO RELIGIOSO E POLITICO

 

Quale il sistema economico in grado  di limitare la   automazione i procedimenti produttivi  industriali e la  meccanizzazione agricola quali  individuati fra le principali  cause della crescente disoccupazione e il  consumismo ritenuto responsabili   uno sviluppo fondato sulla competizione di capacità e interessi personali prevalenti sul perseguimento del bene comune  quando l'improvviso arresto del sistema economico provocato  dalla  pandemia in atto vede unite  le organizzazioni rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro  nella  speranza  di un ritorno almeno ai livelli occupazionali  precedenti  senza   andare oltre le conversioni  necessarie alla produzione di  presidi tecno-medicali?.

Quanto sia difficile  un cambiamento radicale  quale quello proposto   attualmente della  Chiesa  lo stanno  particolarmente vivendo i   sindacati dei lavoratori dipendenti  impegnati in vertenze nelle quali, per la mondializzazione di mercati e la  la delocalizzazione delle imprese,  loro  sfugge ogni potere contrattuale;lo hanno compreso i partiti che in continuo aumento di numero,hanno finito, chi più chi meno, per contendersi il centro solidarista e internazionalista lasciato  scoperto dalla politica delle alleanze democratiche della DC .

Se i primi responsabili della dispersione di tanto patrimonio ideale  sono state le componenti  della  diaspora democristiana  per la loro incapacità di  privilegiare le ragioni della   unità politica sugli interessi  di leader  di partiti creati a misura delle loro ambizioni personali   corresponsabile è stata  la scelta  dei partiti  ideologicamente motivati, di  nascondere  dietro il rinnovamento generazionale  e la scoperta del leaderismo all'americana, il fallimento a destra come a sinistra di   dottrine condannate dalla storia e loro implicazioni nelle degenerazioni del sistema politico ed economico.

Lo stesso Magistero della Chiesa  non si trova   univoco nella definire una ideologia  la sua Dottrina sociale  considerata tale dal suo più autorevole studioso padre Sorge,gesuita  recentemente scomparso,  depositaria  dell'unica sopravvissuta alla de-ideologizzazione generale che comunque non sfugge   a  dilemma della scelta di essere riformista del sistema economico attuale  o massimalista  fino alla regressione dai parametri dell'attuale benessere. Dilemma di fronte al quale si arrestano le encicliche di papa Francesco.

Alla domanda  Santo Padre, quale discernimento può venirci dalla spiritualità ignaziana per aiutarci a mantenere vivo il rapporto tra la fede in Gesù Cristo e la responsabilità ad agire sempre per la costruzione di una società più giusta e solidale?

Papa Francesco: <<Credo che questa domanda che tu hai fatto la risponderebbe molto meglio di me padre Bartolomeo Sorge – non so se è qui: no, non l’ho visto … Lui è stato uno bravo, eh? Lui è un gesuita che ha aperto la strada in questo campo della politica. Ma, si sente: “Noi dobbiamo fondare un partito cattolico!”: quella non è la strada. La Chiesa è la comunità dei cristiani che adora il Padre, va sulla strada del Figlio e riceve il dono dello Spirito Santo. Non è un partito politico. “No, non diciamo partito, ma … un partito solo dei cattolici”: non serve e non avrà capacità convocatorie, perché farà quello per cui non è stato chiamato. “Ma, un cattolico può fare politica?” – “Deve!” – “Ma un cattolico può immischiarsi in politica?” – “Deve!”. Il Beato Paolo VI, se non sbaglio, ha detto che la politica è una delle forme più alte della carità, perché cerca il bene comune. “Ma, Padre, fare politica non è facile, perché in questo mondo corrotto … e alla fine tu non puoi andare avanti …”:  Papa Bergoglio  che non ha mai nascosto la sua predilezione per i movimenti rispetto alle altre forme partitiche .Ricevendo  popolari provenienti da tutto il modo   partecipanti  al Social Forum.  ha testualmente dichiarato «Diciamo insieme con il cuore: nessuna famiglia senza tetto, nessun contadino senza terra, nessun lavoratore senza diritti, nessuna persona senza la dignità del lavoro!». Papa Bergoglio ha preso la parola davanti ai principali movimenti popolari di tutto il mondo, invitati ad un incontro. Li ha esortati a «continuare la lotta, ci fa bene a tutti».

Riportandone il testo il quotidiano “Il messaggero “prosegue <<La battaglia resta quella di dare «Terra, lavoro, casa» a chi non ha nulla, una battaglia tesa ad azzerare le differenze sociali, il divario tra Nord e Sud. Bergoglio si fa portavoce di chi non ha voce. Ad un tratto si mette a parlare di sé, aggiungendo: «E’ strano, ma se parlo di questi temi per alcuni il Papa è comunista».

A definire  cosa ha rappresentato il comunismo per chi ne  ha condiviso la dottrina  dall'alto della sua autorevolezza è lo stesso presidente Napolitano:<<:Ci fu un tempo che anche nelle nostre case si venerava l’immagine di Giuseppe Stalin, simbolo di un mondo nuovo che portava libertà e ricchezza al popolo. La storia ci ha poi rivelato che Stalin fu un tiranno da 100 milioni di morti, al servizio di un’ideologia fallita miseramente.

Mentre dalle parole del presidente Napolitano  inappellabile  è  la condanna del esperienza comunista come  dottrina con indubbie connotazioni fideistiche, a livello religioso  stiamo  assistendo  alla  identificazione della fede    con  una cultura del riscatto dalla povertà   che  se non chiaramente  definita nei suoi  fondamentali  finisce per configurare    una esperienza catto-comunista   più liberticida di quella del socialismo reale  di  stampo sovietico che l'attuale pontefice,richiamandosi ai valori evangelici  definiti dalle beatitudine respinge  decisamente

  “INSIEME”  UN NUOVO PARTITO DI CENTRO NON CATTOLICO MA CLERICALE

Come motivare  la nostra  esclusione dal comune impegno  dalla costituzione di  un partito  di centro denominato<<INSIEME>>  del quale  ,dice  Zamagni«una democrazia liberale non può fare a meno >> perché «la politica non deve limitarsi a dare delle risposte, deve anche saper giocare d’anticipo sui problemi, suscitando domande, perché altrimenti si rischia solo di inseguire i problemi che non si è stati in grado di prevenire» ?

 

Lungi da noi  il timore della concorrenza da parte di un nuovo soggetto politico che  propone le stesse  motivazioni e le stesse caratteristiche  della DC della quale con Sentenza n.18746 depositata in data 12 luglio 2019 la Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo lo scioglimento .

Quello che  non può  non preoccuparci è che il professor Zamagni  dichiari l'esaurimento della esperienza democratica cristiana per la affermazione di una nuova iniziativa che ne ripropone  le stesse  caratteristiche di partito  di centro ,europeista e solidarista , decisivo per lo sviluppo economico e democratico del Paese. Come spiegarci la contraddizione  di occupate lo stesso spazio politico della DC dopo averne dichiarato l'esaurimento della esperienza storica? Per motivare,noi riteniamo, la esclusione del  il nostro partito da un comune impegno  costitutivo di un nuovo soggetto politico ,avvalendosi ,i suoi promotori di quelle leve religiose in possesso di quella   capacità convocatoria  che, secondo  papa  Francesco difficilmente i diversi settori della diaspora democristiana avrebbero avuto.

Una esclusione , la nostra, resa più ingiustificata  dai ripetuti richiami  dell'attuale pontefice  all'impegno politico dei cattolici da parte  dell'attuale pontefice  del quale   De Gasperi e Schumann  sono additati ad esempio quando, nello stesso libro  del quale il vescovo di Bologna ha redatto la autorevole prefazione  <<Roma>>, l'autore Veltroni ,di tutt'altra  esperienza politica , ha  citato il”nostro”   De Gasperi per evocarne  lo spirito  europeista  del quale   tanto si avverte oggi la mancanza.

Per quanto mi riguarda in tempi non sospetti, riconoscendo  il  Magistero  unico detentore del  potere  convocatorio  che come democratici cristiani abbiamo perso,  mi rivolsi al vertice della Cei proponendo la convocazione di  una sorta di settimana sociale di tutte  le rappresentanze  dell'associazionismo  religioso, politico ed economico  orientate alla Dottrina Sociale della Chiesa per definire soluzioni  sulla base delle analisi contenute nelle encicliche dell'attuale pontefice .La scelta degli ammessi al comune impegno evidentemente è stata diversa da quella da me auspicata .

 

Quale la politica dalla P maiuscola i che non sia  quella di un partito non cattolico ma clericale  in cui i dirigenti siano  designati  come  lo sono  i dirigenti  delle diverse forme di associazionismo religioso  e  che la linea politica venga stabilita nella prospettiva mai accantonata dell'incontro delle sinistre, quella storica e quella cattolica    in un'epoca  nella quale  i comportamenti del cattolico in politica emessi  dal  Magistero precedente sembrano superati  dalle priorità a indirizzo sociologico di quello attuale.

Un partito clericale al posto di un partito di laici orientato alla Dottrina sociale  con  quella autonomia di indirizzo  mai  perdonata alla DC che con  De Gasperi che si oppose alla alleanza elettorale della DC   col MSI ,voluta dal Vaticano,per il rinnovo del Consiglio Comunale di Roma, passata come operazione Sturzo?.

Quali le prospettive politiche riservate al nuovo soggetto politico a misura del nuovo corso politico  e religioso del Magistero?

Dalla NOTA DOTTRINALE  a firma del cardinale Ratzinger  e di papa Giovanni Paolo II circa alcune questioni riguardanti  l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica 

 << È avvenuto in recenti circostanze che anche all’interno di alcune associazioni o organizzazioni di ispirazione cattolica, siano emersi orientamenti a sostegno di forze e movimenti politici che su questioni etiche fondamentali hanno espresso posizioni contrarie all’insegnamento morale e sociale della Chiesa. Tali scelte e condivisioni, essendo in contraddizione con principi basilari della coscienza cristiana, non sono compatibili con l’appartenenza ad associazioni o organizzazioni che si definiscono cattoliche. Analogamente, è da rilevare che alcune Riviste e Periodici cattolici in certi Paesi hanno orientato i lettori in occasione di scelte politiche in maniera ambigua e incoerente, equivocando sul senso dell’autonomia dei cattolici in politica e senza tenere in considerazione i principi a cui si è fatto riferimento.>><<Sul piano della militanza politica concreta, occorre notare che il carattere contingente di alcune scelte in materia sociale, il fatto che spesso siano moralmente possibili diverse strategie per realizzare o garantire uno stesso valore sostanziale di fondo, la possibilità di interpretare in maniera diversa alcuni principi basilari della teoria politica, nonché la complessità tecnica di buona parte dei problemi politici, spiegano il fatto che generalmente vi possa essere una pluralità di partiti all’interno dei quali i cattolici possono scegliere di militare per esercitare — particolarmente attraverso la rappresentanza parlamentare — il loro diritto-dovere nella costruzione della vita civile del loro Paese. Questa ovvia constatazione non può essere confusa però con un indistinto pluralismo nella scelta dei principi morali e dei valori sostanziali a cui si fa riferimento. La legittima pluralità di opzioni temporali mantiene integra la matrice da cui proviene l’impegno dei cattolici nella politica e questa si richiama direttamente alla dottrina morale e sociale cristiana. È su questo insegnamento che i laici cattolici sono tenuti a confrontarsi sempre per poter avere certezza che la propria partecipazione alla vita politica sia segnata da una coerente responsabilità per le realtà temporali.

Dalle encicliche dell'attuale pontificato

Le priorità di governo  che portano al bene comune:

1)           La superiorità del tutto sulle parti (essendo più della mera somma delle parti)  nella visione poliedrica degli apporti culturali

2)           La superiorità della realtà sull’idea- perché la seconda è in funzione della prima senza essere superata da essa-Bisogna passare dal nominalismo formale all’oggettività armoniosa-

3)           La superiorità dell’unità sopra il conflitto-accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento con un nuovo processo

4)           La superiorità del tempo sopra lo spazio-(il tempo propizio per la  retta decisione, sia questa esistenziale, interpersonale, pastorale, sociale  e politica).

Trattasi evidentemente di principi teorici in campo sociologico e non certamente  delle coordinate di percorso necessarie a privilegiare  i valori autentici  nel l'attraversamento di un'epoca segnata dalle conseguenze di un generale   relativismo,

 Il problema che  si pone,non solo  nell'emergenza del coronavirus , è quello di  una partecipazione che ridia un senso al pluralismo di sigle dietro il quale esso si è  stranamente disperso    nella identificazione   degli interessi particolari  dei singoli   con quelli della  collettività

Con la concentrazione di forze per la elezione al ballottaggio  dei sindaci e dei governatori regionali sono  passate in second'ordine le ragioni programmatiche distintive delle forze politiche  in campagna elettorale al primo turno mentre  su dette figure si sono concentrati i poteri la di nomina  e la revoca degli assessori, dei dirigenti dei diversi settori dell'apparato amministrativo fino alla   nomina dei segretari generali che un tempo dipendeva dai Prefetti . Aggiungendo  a tutto questo il fatto che i candidati a cariche di ogni ordine e grado spesso vengono scelti “ dalla società civile” per conoscenza diretta di pochi privilegiati ad averla  , avviene che non sia rara  la loro   appartenenza  a quelle associazioni masso-tecnocratiche in grado di collocare i propri aderenti in tutti i centri nevralgici della società civile .

Dalla citata  nota  della Congregazione  per la Dottrina della Fede leggiamo:

“Nelle società democratiche tutte le proposte sono discusse e vagliate liberamente. Coloro che in nome del rispetto della coscienza individuale volessero vedere nel dovere morale dei cristiani di essere coerenti con la propria coscienza un segno per squalificarli politicamente, negando loro la legittimità di agire in politica coerentemente alle proprie convinzioni riguardanti il bene comune, incorrerebbero in una forma di intollerante laicismo. In questa prospettiva, infatti, si vuole negare non solo ogni rilevanza politica e culturale della fede cristiana, ma perfino la stessa possibilità di un’etica naturale. Se così fosse, si aprirebbe la strada ad un’anarchia morale che non potrebbe mai identificarsi con nessuna forma di legittimo pluralismo. La sopraffazione del più forte sul debole sarebbe la conseguenza ovvia di questa impostazione. La marginalizzazione del Cristianesimo, d’altronde, non potrebbe giovare al futuro progettuale di una società e alla concordia tra i popoli, ed anzi insidierebbe gli stessi fondamenti spirituali e culturali della civiltà”

 

Quale il ruolo dei cattolici in  politica in un un'epoca che  vede  privilegiata la consistenza numerica  sulla qualità dell'apporto culturale delle singole  componenti sociali nel perseguimento del bene comune?

Gennaio 2021   

WALTER VELTRONI  : L'ESPERIENZA DI  SINDACO DI ROMA

 

              PER  IL NUOVO CORSO POLITICO

 

Debbo  al risalto dato da   Avvenire all'avvenimento rappresentato dal libro di Veltroni :Nuovo libro di Veltroni. Zuppi: «La politica ha bisogno di artigiani del bene comune» la decisione di acquistare “ ROMA Storie per ritrovare la mia città”-

Di autorità religiose che abbiano trattato direttamente  materie di interesse politico o sociologico è ricca la pubblicistica italiana  forse più  per avvalorare  la presenza di diverse anime nella complessa  presenza dei cattolici italiani che per sostenere le ragioni della loro unità politica nella esperienza della Democrazia Cristiana.

Mai mi era capitato  prima,di  possedere nella mia consistente biblioteca una sorta di  pregevole diario dell'importante esperienza di una personalità politica alla guida di una città  ineguagliabile per il significato  storico politico e religioso quale è  Roma Capitale d'Italia, arricchito della prefazione di un vescovo di santa Romana Chiesa. Non mi risulta che questo sia avvenuto nemmeno  per il sindaco santo di Firenze, per lo meno lui ancora vivente, per il significato di imprimatur   che avrebbe assunto la sottoscrizione di scelte  frutto  di confronti dialettici dentro e fuori  dalle aule consiliari .

Se  certamente condivisibile è la sintesi che Sua Eminenza coglie del libro attraverso  il contenuto dei  suoi capitoli “ che ci aiutano a ripercorrere un pezzo importante della storia recente della capitale...... capire la complessità  dei problemi ,delle sfide che ha dovuto affrontare e fatto sue,   è quella priorità della città di Roma  per  <<voglia di dedicarmi alla mia città, di occuparmi delle cose concrete , della vita delle persone  in carne ed ossa dei loro problemi >>  che l'arcivescovo afferma  nella prefazione , quei ripetuti riferimenti agli insegnamenti dell'attuale pontefice e del predecessore tutt'ora vivente a dare alla sua prefazione il senso dell'imprimatur  sollevando   l'esperienza di Veltroni al di sopra  delle sue dimensioni politiche  mettendo i competitori politici in quella sottostante dove “tutto viene usato per schierarsi, mentre ci si scontra brandendo semplificazioni e imponendo immagini più che soluzioni, e soluzioni ridotte a immagini”. che danno identità.

Dice mons.Zuppi:”Leggiamo queste pagine per comprendere un uomo, la sua città, il suo sforzo per renderla migliore, la tanta umanità e le persone descritte. L’attore principale del libro non è tanto Veltroni, le sue scelte e come le ha realizzate, ma la città. Roma. Veltroni volle fin dall’inizio non essere di parte, mosso dalla «voglia di dedicarmi alla mia città, di occuparmi di cose concrete, della vita delle persone in carne e ossa, dei loro problemi». E volle far festa non al Campidoglio («Non è un luogo di cui si possa appropriare, anche se solo per una notte, una singola parte») ma a piazza Santi Apostoli”.


Dice ancora: <<
Per aiutare una città che sia davvero luogo di relazioni e non somma di individui, per impedire che diventi un pericoloso serbatoio di rancori che rendono tutti più elettrici e aggressivi, e per far sì che diventi un posto dove si impara e si vive l’arte di incontrarsi c’è bisogno di visione, di gestione e anche di tanta, indispensabile umanità.Non si può fare il sindaco di Roma come se fosse una città qualunque: c’è bisogno di una grande capacità umana che interpreti le caratteristiche della Capitale”

La città ha bisogno di artigiani del bene comune, capaci di affrontare situazioni diverse con umanità e intelligenza.

Direi che Veltroni cerca di essere uno di questi. Come tante persone che incontriamo nel suo libro>> :

Certamente  per origini di Veltroni  appartiene ad una fascia sociale che gli ha consentito, nonostante la prematura scomparsa del padre alto funzionario RAI  una dimensione culturale  di altissimo livello di cui Gigi Proietti , Ettore Scola e Alberto Sordi  hanno rappresentato  amicizie  familiari, dimensione che ha supportato il suo impegno alla elevazione culturale della città.

In  sostanza,leggendo libro   riscontriamo   quel modo di concepire l'impegno politico e sociale che ci conduce al rapporto fra pubblico amministratore e cittadino attraverso la programmazione urbanistica del territorio  col piano regolatore generale ci conduce  al piano regolatore sociale,cioè a rapporti  politici fra cittadini che attraverso il perdono reciproco degli eccessi  sfociati nel terrorismo  non confondono chi è stato dalla parte giusta e chi dalla parte sbagliata.

Il significato di discrimine ,ai giorni d'oggi,è assunto dallo spirito  col quale la politica dove misurarsi col problema dei flussi migratori  evidenziando da una parte il prevalente senso di umanità e dall'altra  il rispetto ad ogni costo  dei confini del nostro Paese .

E' in occasione di una aggressione a scopo sessuale culminato nella uccisione di donna  per mano di un immigrato rumeno, quando Veltroni, parlando dei funerali ci dice :i famigliari vivono il loro dolore  in modo composto e dignitoso,commovente. Da loro vendono parole che chiedono giustizia  e mai vendetta, fermezza e mai intolleranza,rigore e mai odio:E'  la posizione giusta,guai a cominciare con una caccia indistinta  e con i rumeni, perché non tutti sono uguali. Così come gli italiani, del resto. Ma non ci si può girare intorno:la sicurezza è una grande questione nazionale  ,che  riguarda in particolare le grandi città. I sindaci, da soli, non ce la possono fare a fronteggiare gli arrivi di massa , con migliaia di persone che si adattano a vivere dove capita , spesso in condizioni inaccettabili;se vengono sgombrate dal greto del fiume  si trasferiscono da un'altra parte, e fin qui non ci si è potuto far niente  perché la legge non lo ha consentito.......Più in generale, lo scorso 18 maggio abbiamo sottoscritto col ministro degli Interni Amato il Patto di Roma Sicura  che prevede più uomini e  più risorse per la Capitale  e individua  quattro priorità su cui continuare ad agire:insediamenti abusivi,prostituzione, abusivismo commerciale, decoro urbano.....La legalità e i diritti fondano la democrazia :Il rispetto della legge  e delle norme che regolano  le attività e i comportamenti  è alla base di ogni convivenza civile. Vogliamo che Roma sia  una città accogliente e ferma ...Insomma l'idea è quella di tenere insieme repressione e prevenzione .

L'una senza l'altra  non può bastare  a costruire una città migliore , più sicura .Puntare solo alla prima  significherebbe  pensare più da <<sceriffi>> che da amministratori e ignorare che i crimini hanno cause di fondo, sulle quali occorre intervenire>>.\

Quale lo spirito la cui mancanza abbiamo avvertito particolarmente quando abbiamo chiesto  un intervento dell'Europa per una soluzione condivisa del problema della pressione sui nostri confini?

Dice Veltroni:<<..il sogno dei padri fondatori potrà rimanere vivo  solo se le istituzioni europee non si chiuderanno in se stesse  fino ad apparire una entità burocratica , attente esclusivamente  alle grandi questioni economiche  e finanziarie, lontane dalla vita quotidiana  delle persone e dei loro problemi. Uno dei padri fondatori, il nostro Alcide De Gasperi, sapeva che l''Europa Unita , al di là della sua architettura  istituzionale, avrebbe avuto bisogno   di mantenere innanzitutto <<un anima>>.<<La costruzione degli strumenti e dei mezzi tecnici,le soluzioni amministrative .scriveva De Gasperi<<sono senza dubbio necessarie:Queste cose formano l'armatura :rappresentano ciò che lo scheletro rappresenta  per il corpo umano>>ma, aggiungeva , si sarebbe corso il rischio di una loro decomposizione , se non vi fosse penetrato un<<soffio vitale>>. <<Di questo c'è veramente bisogno: di un'Europa ricca delle sue diversità culturali e forte della sua unità politica.Ne hanno bisogno le nostre comunità, perché in un'Europa debole  e divisa nessuno Stato nazionale,grande o piccolo che sia, può riuscire ad assicurare  ai suoi cittadini sicurezza e prosperità. La nuova Europa avrà un'anima  se saprà rispondere  a tutte quelle domande  poste in forme e lingue differenti,ma figlie delle stesse sensazioni,delle stesse ansie,.........

Leggere un libro in cui, Roma è il luogo di incontro dei   migliori sentimenti laici e religiosi ai massimi livelli del primo cittadino e dei vescovi papi di prima, durante e dopo la sua esaltante esperienza di amministratore pubblico di cui dal libro traspare tutta  la consapevolezza del ruolo di Sindaco ricoperto  una città unica per tradizione e storia,un male informato potrebbe  imprecare contro la legge che ha introdotto il limite dei due mandati  a prescindere dalle qualità dimostrate in entrambi.

Ma è l'autore stesso a dirci il perché ha privato la collettività nazionale ed internazionale del suo prezioso contributo fornendoci  la cronistoria delle sue sofferte dimissioni per cause di forza maggiore che comunque per il livello di quanto fatto, detto e scritto rende l'idea di una caduta se non  nelle dimensioni delle proprie ambizioni personali,nella convinzioni di poterci meglio gratificare delle sue qualità in ruoli superiori a quello di sindaco della Capitale  :

<<il 14 ottobre  si sono svolte le primarie  che hanno dato vita al PD sogno e obbiettivo della mia carriera politica e dopo essermi candidato il 27 giugno con un discorso al Lingotto a Torino ne sono stato eletto segretario.

Nelle mie intenzioni non sarebbe cambiato nulla, se non il fatto di organizzare l'attività di ogni giorno in modo  tale da riuscire  a portare avanti  entrambi i compiti.Le continue  e crescenti difficoltà  del governo dell'Unione , però, si sono via via acuite  con il passar dei mesi e il 24 gennaio , dopo il voto negativo del Senato sulla fiducia  Romano Prodi è stato costretto a dimettersi  ….Il 6 febbraio, lo scioglimento delle Camere , preludio a nuove elezioni. Con il segretario del Partito democratico, come da Statuto, candidato premier.........Tutti rivolgono lo sguardo a me,indicandomi come uno dei pochi in grado di essere punto di riferimento di identità diverse.....Farò tutto quello che posso per insediare nella società italiana  la più grande forza di sinistra  riformista  che il Paese abbia mai avuto. Piantare le sue radici è il dovere che sento. Aveva vaticinato che questo sarebbe accaduto,un giorno a casa sua  Vittorio Foa. Non posso tirarmi indietro.

Il14 febbraio febbraio  primo saluto in Campidoglio...poi vado al Palladium a incontrare la stampa, i cronisti. Consegniamo loro una cartellina  con l'elenco delle >>Cento cose>> più importanti fatte per Roma  e un'altra lista , con quelle iniziate  e da accompagnare  al riguardo, rispettando i tempi  già stabiliti. Racconto anche il mio sogno:mi piacerebbe  che nella nostra città nascesse un palazzo delle <<United Religions>>simile a  quello di vetro delle Nazioni Unite  a New York,un luogo nel quale possano ritrovarsi  i rappresentanti di tutte le religioni del mondo , per dialogare e comprendersi:Ne ho già parlato  col segretario generale dell'ONU e con il papa Benedetto XVI e l'idea è piaciuta molto, chissà che il mio successore  non possa portarla avanti.....

Quindi è colpa del popolo italiano se il suo sogno è rimasto incompiuto  e pertanto spetta a noi fornirgli l'occasione per continuarlo perché con quel  <<Farò tutto quello che posso per insediare nella società italiana  la più grande forza di sinistra  riformista  che il Paese abbia mai avuto. Piantare le sue radici è il dovere che sento>> il suo e nostro destino è nelle mani dell'elettorato cui spettano le decisioni democratiche.

A dimostrarci di aver compreso il senso dell'impegno politico-amministrativo  dell'autore   è la prefazione del vescovo Zuppi che  ci richiama  a quanto detto da papa Francesco in visita al Campidoglio alla fine di marzo 2019 di Roma <<maestra di accoglienza>>.<<Roma città ospitale , è chiamata …..a adoperare le sue energie  per accogliere  e integrare , per trasformare i problemi e le tensioni  in opportunità  di' incontro e di crescita>>

Dice mons.Zuppi:Il libro di Valter ci restituisce  la serena convinzione  che tutto ciò è possibile .<<Roma perciò,ancora nelle parole  di Papa Francesco,<<in un certo senso obbliga il  potere temporale  e quello spirituale  a dialogare costantemente  e a collaborare  stabilmente nel reciproco rispetto;e richiede anche di essere creativi, tanto nella tessitura quotidiana  di buone relazioni, come nell'affrontare  i numerosi problemi che la gestione di una eredità così immensa porta con sè>>.Conclude mons.Zuppi <<con la  passione di questo  libro con tanta e cara umanità>>.

 

Dalla lettura di <<Roma>>   emerge   una invidiabile gestione politico-amministrativa della città capitale in cui si incrociano  le dimensioni amministrative con quelle quelle spirituali tanto che che  c'è da chiedersi   come  in  quella realtà   abbia potuto trovare spazio  il potere mafioso dei Casamonica in grado di determinare la  assegnazione delle case popolari di interi quartieri,di gestire  lidi ad  Ostia, di insediare  pseudo reggie nel territorio , fino a quando la televisione non   ha trasmesso,ai nostri giorni, gli spettacolari eccessi del funerale  del boss  al suono   de “Il padrino” mentre dal cielo piovevano i petali di  rosa  lanciati da un elicottero;c'è da chiedersi come un boss della  della banda della Magliana abbia potuto trovare  onorata  sepoltura nella basilica di Sant'Apollinare fino a quando  il suo nome non sia incappato nelle indagini per  la scomparsa di Manuela Orlandi-

 

Quali le nuove  possibilità  “veltroniane” di<< insediare nella società italiana  il progetto alla base della  sua decisione di dimettersi da sindaco di Roma è naufragato  alla prova elettorale come è  naufragato l'incontro della sinistra cattolica con la sinistra di riferimento marxista  nelle sedi del PD lungo l'accidentato percorso segnato dalle scissioni  di Articolo 1.Movimento Democratico Progressista, Leu e di Italia viva?    

Quelle di   candidato alla elezione della presidenza della Repubblica per  usufruire delle qualità di un ex sindaco di Roma come la Chiesa si avvale   di quelle del suo   vescovo per il ruolo di Papa  ? Di candidato alla Presidenza del Consiglio o alla segreteria di “Insieme” per scongiurare il rischio di una presidenza  Salvini?

 

  Walter Veltroni: 27 ottobre 2007 - 21 febbraio 2009

 si dimette dopo le sconfitte alle  elezioni politiche dell'aprile 2008 e a quelle regionali del 2009 in Sardegna.

Dario Franceschini: 21 febbraio 2009 - 7 novembre 2009

 si candida alle primarie del 25 ottobre 2009he portano alla nascita del Gruppo de Socialisti e Democratici Europei. , ma viene sconfitto da Pier Luigi Bersani.

Pier Luigi Bersani: 7 novembre 2009 - 20 aprile 2013Nel 2017 esce dal partito per fondare con Roberto Speranza, Massimo D'Alema ed Enrico Rossi “Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista”.

Guglielmo Epifani 1 maggio 2013 - 15 dicembre 2013 (reggente)

 Anche Epifani, come Bersani, lascia il Pd nel 2017 a causa di divergenze con Renzi e aderisce ad “Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista”.

Matteo Renzi: 15 dicembre 2013 - 19 febbraio 2017

Nelle primarie dell’8 dicembre 2013 diventa segretario del Pd 

 Il 4 dicembre 2016 il fallimento del referendum costituzionale  indetto dal segretari dem decreta prima le sue dimissioni da presidente del Consiglio (formalizzate il 7 dicembre) e poi da segretario del Pd (19 febbraio).

Matteo Orfini: 19 febbraio 2017 - 7 maggio 2017 (reggente)

 I Il 30 aprile 2017 le primarie rieleggono Renzi segretario e il 7 maggio Orfini viene riconfermato presidente del partito dall'Assemblea nazionale.

Matteo Renzi: 7 maggio 2017 - 12 marzo 2018

I suoi sfidanti sono il ministro della Giustizia Andrea Orlando e il presidente della Puglia Michele Emiliano, ma l’ex sindaco di Firenze vince con il 69,2% dei voti . Le dimissioni arrivano di nuovo meno di un anno dopo,in seguito alla debacle  del PD alle elezioni politiche  del 4 marzo.

Maurizio Martina: 12 marzo 2018 - 7 luglio 2018 (reggente), 7 luglio - 17 novembre 2018

Il 7 luglio 2018 l'Assemblea  nazionale del PD lo elegge segrtario del partito , ruolo che ricopre fino alle sue dimissioni, ufficializzate il 17 novembre dello stesso anno. Cinque giorni dopo, il 22 novembre, annuncia la sua candidatura alle primarie del 3 marzo 2019

Nicola Zingaretti: 17 marzo 2019 - presente

Le primarie del 3 marzo 2019 sono vinte dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti , che ottiene il 66% dei voti sconfiggendo gli sfidanti Maurizio Martina e Roberto Giachetti. Viene ufficialmente proclamato segretario del partito il 17 marzo  con il voto dell'Assemblea nazionale a Roma. "Dobbiamo cambiare, serve un partito aperto", il suo primo messaggio da leader. Il 30 marzo presenta il nuovo logo scelto per correre alle  elezioni europee: il classico simbolo del Pd, insieme alla scritta “Siamo Europei" su sfondo blu e quella "Socialisti e democratici" (Pse) su sfondo rosso.

 

      

Dicembre 2020         

Dalla ideologia dell'on.Togliatti a quella di papa Francesco

 PER NON CONFONDERE NELLA COMUNE PREOCCUPAZIONE PER  GLI  EMARGINATI DAL SISTEMA ECONOMICO  I PERCORSI  STORICI   DEL CRISTIANESIMO CON QUELLI DEL MARXISMO

         

Con un recente documentario della RAI è stata ritrasmessa  la introduzione del Segretario Nazionale del PCI on.Togliatti   alla tribuna politica  del 25 aprile 1963  in occasione delle  elezioni politiche che si sarebbero svolte il 28 dello stesso mese e   nella  denuncia  dell'esclusivo perseguimento del profitto quale responsabile delle  ingiustizie sociali  per la costruzione di una società fondata sulla solidarietà e la fraternità fraternità di tutti gli uomini  ho rilevato la assonanza con i punti cardine  della pastorale dell'attuale pontefice orientata, oltre che alla dottrina sociale delle Chiesa  , alla teologia popolare dell'America Latina. 

Diceva  Togliatti:<< Il vero problema è che lo sviluppo economico è stato fino ad ora regolato dalla dura legge del profitto,dall'interesse del grande capitale  e dei ceti privilegiati .Il popolo ha lavorato forte-il ritmo del lavoro nelle officine è divenuto così intenso  che esaurisce un uomo nel corso di non molti anni. Ma è accaduto come per le api nell'amaro verso col quale Virgilio accusava i profittatori dell'opera sua-Ricordate?Voi fate il miele o api,ma sono altri che lo godono. I profitti dei grandi capitalisti alle stelle. Il socialismo è la nostra partita, noi non lo nascondiamo. Vogliamo una società nuova  fondata  sulla fine dello sfruttamento, sulla solidarietà e la fraternità di tutti gli uomini, sulla loro uguaglianza sociale, sulla accessione di tutti al benessere,alla cultura, alla gestione economica e politica del potere e sulla pace. Per questo lavoriamo e  combattiamo. Ed oggi per la nostra Patria vogliamo  una svolta a sinistra  per una avanzata democratica secondo le linee poste dalla nostra Costituzione con i principi che essa sancisce e che aprono al popoli italiano la speranza ove siano applicate su una luminosa  ascesa di progresso, di libertà e di pace.>>      

Se l'accostamento delle lettere encicliche   dell'attuale pontefice,ultima in ordine di tempo <<Fratelli tutti>>  con i richiami all giustizia sociale  di un comunista autentico che sul campo si era guadagnato il  titolo di “migliore” potrebbe portare i   critici di papa Francesco  a qualificarlo  catto-comunista,è certamente  inconfutabile che il  comunismo di ispirazione sovietica   e  liberalismo dell'economia di mercato non hanno raggiunto quegli obbiettivi di benessere generale garantiti dalle rispettive dottrine economiche   mentre, alla luce della  crisi generata dalla  pandemia,  emergono  ancor più macroscopiche le differenze fra chi è partecipe degli utili  di impresa del  sistema economico  attuale  e chi ne è escluso.

Se  coerente con la predicazione della fratellanza degli uomini giunge  da una dimensione religiosa la denuncia   di un sistema economico  che finisce per  considerare  il lavoro solo  come una delle componenti il costo di produzione,  la denuncia  di un sistema produttivo improntato alla incentivazione dei consumi,preoccupante diviene il silenzio sul modello economico sostitutivo della concezione interclassista cui si è ispirata la maggioranza dei cattolici di orientamento democratico cristiano   della quale la sinistra cattolica ne  ha proclamato la conclusione della esperienza storica ,

Leggendo la ampia pubblicistica sulla esperienza politica dei cattolici nell'America latina ed in particolare in Argentina, pesante risulta la cappa di silenzio che circonda  quella italiana    a favore di una originale  modello populista culminato nel culto peronista.

Dalla scissione della DC   inequivocabilmente è emerso  che  la comune  professione  religiosa  non  sia sufficiente ad  impedire nel mondo cattolico  gli  stessi dolorosi effetti  delle  numerose scissioni nella sinistra di orientamento  marxista  , frattura  che rischia di divaricarsi ulteriormente ove  la   evoluzione della  dottrina sociale della Chiesa  in senso pauperista   dovesse rendere impercepibile la  sua  distinzione dal  classismo che ha visto la principale propensione della sinistra cattolica dal solidarismo sociale  del quale la  DC aveva rappresentato l’alternativa.

 Silenzio preoccupante  quello del Magistero quando i diritti inalienabili della persona vanno ben oltre quello della piena occupazione di  regimi socialisti risultati comunque   perdenti nel confronto delle libertà politiche economiche e sociali garantite dal liberalismo economico.

Per quanto mi riguarda  prendo spunto dal richiamo del on, Togliatti alla preoccupazione di Virgilio alle api che lavorano per lasciare il beneficio del loro miele  per esserne spossessate  esprimendo il timore  di non finire in un formicaio in cui ognuno esaurisce nel lavoro il motivo stesso della propria vita.

  Il cattolico Maritain sui principi dell’azione politica del cristiano  affermava<<Una cosa assolutamente essenziale al cristianesimo è la soprannaturalità della grazia. Togliete questa soprannaturalità e il cristianesimo si corrompe. Che cosa troviamo all’origine del disordine moderno? Una naturalizzazione del cristianesimo. E’ chiaro che il Vangelo reso puramente naturale( e quindi assolutamente corrotto) diviene un fermento di rivoluzione di straordinaria virulenza>>.

 

 Vedi : ottobre 2020  UNA VOCE  AUTOREVOLE DEL PENSIERO CATTOLICO

 

 

          ottobre 2020                           

Con quale strumento politico ?

UN RINNOVATO IMPEGNO POLITICO UNITARIO DEI CATTOLICI

 POLITICA INSIEME

La dottrina sociale  cattolica arricchita della recente Enciclica di Papa Francesco “FRATELLI TUTTI”  secondo  uno dei suoi maggiori cultori,padre Sorge gesuita come l'attuale pontefice, costituisce l'ideologia della Chiesa che, una raccolta di documenti che ,partendo dalla Rerum Novarum di  Leone X giunge ai giorni nostri, naturalmente riferendosi al Vangelo e ai suoi  autorevoli interpreti della patristica.

 Per la completezza del  pensiero  nel quale si affrontano problematiche sociali essa inevitabilmente ci pone di fronte alla questione  dello strumento  necessario ad attuarla ,se occorra un partito dichiaratamente cattolico per tradurlo in pratica, o se  per svolgere il ruolo evangelico del lievito e del sale basti l'inserimento nelle diverse  formazioni politiche del variopinto panorama politico italiano nelle quale sono confluiti anche i reduci dell'esperienza  democratica cristiana..

Risalendo alla più autorevole rappresentante  del mondo  cattolico, il Papa, particolarmente chiara fu la  sua risposta ad una precisa domanda in tal senso rivoltagli nel lontano 2015:<<quale discernimento può venirci dalla spiritualità ignaziana(gesuita) per aiutarci a mantenere vivo il rapporto tra la fede in Gesù Cristo e la responsabilità ad agire sempre per la costruzione di una società più giusta e solidale?

: “Noi dobbiamo fondare un partito cattolico!”: quella non è la strada. La Chiesa è la comunità dei cristiani che adora il Padre, va sulla strada del Figlio e riceve il dono dello Spirito Santo. Non è un partito politico. “No, non diciamo partito, ma … un partito solo dei cattolici”: non serve e non avrà capacità convocatorie, perché farà quello per cui non è stato chiamato. “Ma, un cattolico può fare politica?” – “Deve!”

Con l' intervista   rilasciata il 5 settembre 2020 dal professor   Stefano Zamagni , nominato  presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali da papa Francesco ,l'illustre economista  bolognese  rifacendosi alla scelta   della molteplicità delle opzioni partitiche   successiva allo  scioglimento della Dc  decisamente afferma i cattolici in politica si sono frazionati finendo per non contare più nulla....... ”per giustificare la nuova iniziativa “Politica nsieme”,un nuovo partito  “di centro, moderato; autonomo rispetto alla destra e alla sinistra; laico, non confessionale e aperto a credenti e non credenti, che si riconoscono e aggregano sulla base della piattaforma programmatica”.

Dopo averne tracciato il percorso formativo attuato attraverso l'impegno di molteplici commissioni l'autorevole l' intervistato   sottolinea che ” a confronto di quello che non c’è negli altri partiti, in ‘Politica Insieme’ c’è una prospettiva, un respiro, una visione, di medio e lungo termine per immettere una  con una”forza nuova e con una ispirazione cattolica, senza le quali “ nessuno può scommettere sul futuro del Paese”.

….. Oggi vivono due modelli: neoliberista e neostatalista di mercato. Questa nuova forza propone un modello che affonda le sue radici nel Settecento italiano e dentro il mondo cattolico, con la specifica caratteristica di mirare alla prosperità inclusiva.

Cinque i temi forti. “Lavoro, famiglia, scuola, pace ed Europa, nella convinzione che gli attuali poli sono inadeguati a incarnare le istanze dei cattolici”, dice Stefano Zamagni che aggiunge: “lo sanno anche i sassi che ormai in Italia abbiamo bisogno di dare vita a un soggetto politico di centro, moderato, autonomo sia dalla destra sia dalla sinistra. Questa storia del centrodestra e del centrosinistra ha letteralmente rovinato la nostra democrazia. Tutti ci lamentiamo ma nessuno ha il coraggio di indicare la causa generatrice di questo malfunzionamento: il bipolarismo che uccide la democrazia. Il Bipolarismo va bene solo negli ambienti anglosassoni, lì c’è una unitarietà di fondo tra gli elettori e la differenza è solo di programmi spiccioli. Quindi va bene che ci sia una formazione di destra e anche di sinistra. Ma perché non ci deve essere una formazione di centro che si ispiri ai principi del cristianesimo?”.

Alla domanda se s’intenda rifare la DC la risposta di Stefano Zamagni è netta:“Assolutamente no. Un anno e mezzo fa ho scritto un saggio in cui dicevo che la Dc ha avuto una grande funzione ma ha esaurito il suo corso storico. Nessuno ha in mente di ricostruire la Democrazia cristiana: chi dichiara il contrario o è stupido o in malafede.      

 

FC FAMIGLIA CRISTIANA

21/02/2020di Antonio Sanfrancesco

ZAMAGNI: «IN EMILIA DOPO IL VOTO BONACCINI HA TRADITO I CATTOLICI»

L'economista scelto da Bergoglio per guidare la Pontificia Accademia di Scienze Sociali: «Prima ci ha chiesto di sostenerlo e poi ci ha lasciati con un pugno di mosche in mano. Un partito cattolico? Il primo a dire no è stato il Papa. Serve un movimento ispirato dal cristianesimo per far tornare al voto gli italiani stufi della polarizzazione destra-sinistra»

Professore Stefano Zamagni, Bonaccini l’ ha delusa?«Il punto è semplice. Prima delle elezioni regionali in Emilia Romagna Bonaccini aveva detto, apertis verbis, che era necessario aprire il Pd ai corpi intermedi e all’ associazionismo chiedendo il sostegno di mondi trasversali, tra cui quello cattolico, alla sua lista civica».

E dopo la vittoria?«Nessuno di questi mondi, ai quali è stato chiesto di collaborare e che hanno contribuito alla vittoria, è rappresentato in giunta regionale. Non c’ è stata nessuna corrispondenza tra le promesse fatte in campagna elettorale e i fatti successivi. Siamo rimasti con un pugno di mosche in mano».

Per quale motivo?«Non lo so se sia stata fatta per ingenuità o calcolo, resta comunque una scivolata grave e che lascerà il segno».......

Per contare di più ed evitare “delusioni” come quella in Emilia Romagna?«Anche. Le elezioni regionali emiliane confermano la necessità di dare vita a una forza politica ispirata ai principi del cristianesimo. Ispirarsi non significa farsi dettare l’ agenda da questo o quello ma trarre indicazioni, spiegando agli elettori il programma che si vuole portare avanti e poi, se eletti, agire. Solo così in futuro potrà essere evitato quello che è successo con Bonaccini».......

Ma è una questione di posti?«Ma va. La vicenda dell’ Emilia Romagna è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Non è che non abbiamo avuto niente e facciamo le bizze, scherziamo? Mica ne faccio un problema di rivendicazionismo. È una questione politica»....

Spieghi.«Bisogna riempire quel vuoto che è stato lasciato sguarnito al centro dalla polarizzazione tra destra e sinistra. Anche perché, un po’ ipocritamente, si dice centrosinistra ma chi guida le danze è la sinistra, si dice centrodestra e chi guida le danze è la destra. E il centro resta solo una parola vuota»......

Ma i cattolici sono sparsi un po’ ovunque, adesso.«Ci sono dei cattolici che si riconoscono nelle tesi della Lega, del Pd, di Leu o di Fratelli d’ Italia. Va benissimo, non bisogna mai demonizzare nessuno. Io sono per il pluralismo e quindi mi chiedo perché non debba esserci un luogo che accolga tutti quei cattolici, e non solo, che non si riconoscono né nella destra né nella sinistra. Faccio un discorso laico, non integralista, a differenza di altri».

Chi?«Non mi va di fare polemiche. Il metodo è quello che papa Roncalli aveva insegnato tanti anni fa: se incontri qualcuno sulla sua strada non chiedergli da dove viene ma dove va e se andate nella stessa direzione fate un tratto di strada insieme».Io preferisco un processo più lento ma in grado di dare maggiori garanzie»......

Il mondo cattolico come si regolerà in Emilia con le prossime scadenze elettorali?«L’ anno prossimo si vota a Bologna per le comunali. Chiunque si candida a sindaco non potrà farcela senza il sostegno dei corpi intermedi e dell’ associazionismo cattolico, il Pd per quanti sforzi possa fare non potrà andare oltre il 22-23%».Quindi vi organizzate per conto vostro?«Vedremo. È chiaro che questa vicenda ha lasciato un segno enorme»...                                  

 

                                          DEMOCRAZIA CRISTIANA

 

Per quanto mi riguarda saluto con favore la notizia della costituzione di “INSIEME” pur essendo  sostenitore  dell'azione legale che lungo i diversi gradi di giudizio  ha condotto al pronunciamento  della  Suprema Corte di Cassazione che con  sentenza  ha dichiarato illegittimo lo scioglimento della DC,  e la conseguente bocciatura delle pretese di  utilizzarne il

simbolo scudo crociato chi  ne rivendicava  la disponibilità  in quanto facente parte   patrimonio del partito che immediatamente  ha  diffidato chiunque intenda utilizzarlo senza specifica autorizzazione degli  organi preposti.

Lo faccio anche senza   ritenere per lo meno  ingeneroso quell'<<assolutamente No>> col quale il professor Zamagni ha risposto alla domanda se intendesse rifare la DC quando dai punti programmatici  da lui enunciati risulta che il nuovo soggetto politico  verrebbe ad occupare  esattamente la stessa area  politica di centro  rivendicata  dalla Democrazia Cristiana.

Dalle notizie degli ambienti nei quali  ha preso corpo  POLITICA  INSIEME non posso non prendere atto dell'esercizio da parte degli stessi , dei  quella capacità”convocatoria”esercitata negli stessi ambienti che promossero la costituzione della  D.C in cui Zamagni proclama l'esaurimento, Difficoltà di comunicazione   cambiamento di rotta dello stesso Magistero?

Personalmente leggendo i principi contenuti nella nuova Enciclica di papa Francesco  mi sento ripagato delle amarezze  provate quando , particolarmente dagli stessi ambienti nei quali è maturata l'iniziativa di “POLITICA INSIEME”  dall'associazionismo dei giovani cattolici, particolarmente dall'Azione Cattolica e da Comunione e Liberazione  pervenne la pretesa di aderire alla Democrazsia Cristiana  nella discontinuità dalla sua storia.  La stessa identica condizione  con la quale dagli stessi ambienti si è inteso entrare nelle sedi del PD:

11)<<Ogni generazione deve far proprie  le lotte e le conquiste  delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora più alte. .....

13)Si avverte la penetrazione culturale di una sorta di “decostruzionismo” …..,

14)<<Sono le nuove forme di  colonizzazione  culturale …. .

15)Il modo migliore per  dominare e avanzare senza limiti  è seminare  la mancanza di speranza  e seminare sfiducia  costante, benché mascherata  con la difesa di alcuni valori......

Ove con l'iniziativa rappresentata dal prof.Zamagni  si volesse escludere la Democrazia Cristiana  da un necessario confronto con tutte le componenti del processo  storico dell'impegno politico dei cattolici  quella che partecipò alla esperienza  democratica cristiana di riferimento degasperiano , ci troveremmo di fronte a quella  aprioristica scelta di campo dell'unità delle sinistre laiche e cattoliche  del quale,nell'immediato dopoguerra  fu espressione  il Governo del Comitato di Liberazione Nazionale .  Solo in tal caso  troverebbero  giustificazione due partiti  di ispirazione cattolica ,di cui uno a  denominazione Democrazia Cristiana   per rappresentare  quella linea politica  mai condivisa da  Giuseppe Dossetti  che dichiarò  di non  essere mai stato democristiano  pur avendone ricoperto il ruolo di vice segretario nazionale.

Ma chi, lungo la storia dell'impegno cattolico bolognese, con me  ha visto prevalere  nella sinistra storica, dal PCI in poi la , identificazione  della rappresentanza cattolica nei Pastori pro tempore  delle diocesi  per non ammettere il ruolo subordinato e minoritario   dei cattolici aderenti  alle sue fila,conosce quanto culturalmente più ampie siano le motivazioni di uno schieramento  di classe  rispetto alle condizioni economiche degli appartenenti a un vero e proprio sistema,come ebbe a sintetizzare il cardinale Biffi con la definizione <<Bologna sazia e disperata>>.

 

  ( Gabriele Cantelli)

 

 

 

 

Ottobre 2020

TEOLOGIA DEL POPOLO  -SVILUPPO DEL CONCILIO

                           Esiste una nuova  ideologia cattolica?

 

Avvenire, fra i commenti di autorevoli  personalità del  mondo accademico riporta quello di Maurizio Gronchi, docente di dogmatica dell'Urbaniana e  Consultore della Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi è l'unico a collegare  strettamente la lettera enciclica di  papa Francesco “FRATELLI TUTTI” al Vaticano II  nel percorso della teologia del popolo di origine argentina.:  “Popolo e popolarismo per sconfiggere il populismo:Sbagliato pensare che  questa rinnovata teologia  del popolo sia  uno sviluppo del Vaticano II? Il papa prende netta distanza sia dalle forme populistiche sia da quelle  liberali:<<in entrambi i casi riscontra la difficoltà a pensare in modo aperto che ci sia posto per tutti, che comprenda  in sé i più+ deboli e rispetti le diverse culture>>ecc.ecc.

AVVENIRE, a pagina 5-Vangelo e società-  sotto il titolo “Il Papa:ci si può salvare  solo insieme <<Fratelli tutti>> per un mondo più giusto-riporta una sintesi dell'intero documento pontificio  la cui versione integrale è contenuta   in undici pagine  in numeri romani  da I a XI aperta dalla considerazione dell'autrice “ Un manifesto per i nostri tempi. Con l'intento di far rinascere una ispirazione mondiale alla fraternità che si rivolge <<a tutti i fratelli e sorelle>>, a tutte le persone di buona volontà, al di là delle loro convinzioni religiose>> è <<uno spazio di riflessione sulla fraternità universale>>.Necessaria nel solco della dottrina sociale della Chiesa, per un futuro <<modellato dall'interdipendenza  e dalla corresponsabilità nell'intera famiglia umana>>:Per <<agire insieme, e guarire dalla chiusura del consumismo, l'individualismo radicale   l'auto protezione egoistica>>.Per superare le ombre del mondo chiuso>> e conflittuale<<rendere possibile lo sviluppo in una comunità mondiale che viva  l'amicizia sociale>>, Per la crescita di società eque e senza frontiere. Perché l'economia e la politica siano poste << al servizio del vero bene comune>>.Perché  quanto stiamo  attraversando con la pandemia non sia l'ennesimo grave evento storico  da cui non siamo stati capaci di imparare>>.Perché le religioni  possano offrire<<un prezioso apporto per la costruzione della fraternità  e per la difesa della giustizia nella società>>.

Lungi da me contestare il contenuto di un enciclica papale che nei fondamentali corrisponde  all'impianto della “GAUDIUM ET SPES” una  delle  quattro  Costituzioni del Concilio Vaticano II  che ha  contribuito  alla stesura attuale del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa  oltre che nella  nella Evangeli Gaudium e la Laudato sempre  dell'attuale pontefice.

Mi sconcerta quel senso di novità data  capisaldi della dottrina  sociale che  rischia di tradursi  in culto della personalità dell'autore di  un ampio  e profondo trattato  sulla fraternità e carità cristiana volto a riaffermare i principi evangelici  della centralità della persona umana per richiamare tutti ad una solidarietà a favore dei poveri ed emarginati maggiormente esposti alle   sofferenze dell'attuale pandemia che, alla luce di una fraternità  nella creazione ,  non può trovare confini  politici di  nazioni e limiti di diritti di  proprietà dei beni .

Quale allora lo scopo dell'attuale  documento pontificio se, sul piano dottrinario   nella non sussistono  elementi di sostanziale  novità ?

A mio modesto avviso,  scopo dell'enciclica   è quello di dirci che  i popoli e le categorie escluse dalla situazioni di benessere  di una minoranza privilegiata sono stanchi da un sistema di libero scambio che  non ha programmi e progetti di intervento che rendano credibile un loro rapido e sostanziale cambiamento di condizione sociale per costituire  una reale alternativa al percorso di  incontrollati e incontrollabili flussi migratori.

Il problema   ben più profondo dello scontro fra popolarismo e populismo ,  oltre i rischi di un facile incasso di consensi elettorali da parte  della  Lega e dei movimenti   populisti assurti alla ribalta della politica italiana , è determinato dalle condizioni di  ricettività da parte dei Paesi destinatari di detti flussi  ora aggravate  da una  pandemia che non  ne consentono la integrazione  se non  attuando strutture che,per non essere dei lager, dovrebbero  garantire condizioni di vita che gli Stati non sono in grado di garantire a chi ne ha la cittadinanza .

Il documento di Papa Francesco pertanto suona come campanello di allarme  di una situazione che richiede interventi strutturali per uno sviluppo sostenibile  che sollevi i più deboli dei quali le religioni non possono e non vogliono svolgere il ruolo di seminatori di speranze ma di  principi di giustizia.

La corposità dell'Enciclica per la molteplicità e la   profondità dei  contenuti è quello della volontà di studiarlo da parte di un mondo cattolico che dallo stupore della novità emerso dalle  recensioni della stampa dimostra di  non aver letto  il Compendio della Dottrina sociale  che ne contiene i contenuti .

Ecco allora che si pone la necessità  di cattolici partecipi della vita sociale di promuovere occasioni  di studio e di approfondimento  dei contenuti dell'enciclica  per individuare insieme le modifiche del sistema economico attuale  del quale  vengono indicate le aberrazioni  della povertà senza speranza, della dipendenza   di bisogni indotti da indirizzi produttivi in funzione della appartenenza   alle diverse  categorie sociali, vengono  riaffermati i limiti  della proprietà privata  per una maggior giustizia distributiva, volendo non  ricadere in  nuove  forme di socialismo reale casomai   lungo un  percorso educativo diverso da quello marxista..

Occorre in sostanza un risveglio cattolico  sul piano culturale   per non essere   massa di manovra, per non trasformare le giovani speranze   assurte agli onori della cronaca nelle recenti elezioni regionali come “sardine” in un prodotto confezionato da contrapporre  alla suggestione  di  nuovi populismi  , avendo individuato l'accoglienza dei migranti come la ragione chiave della convergenza delle sinistre laiche con le sinistre cattoliche per una nuova alleanza di governo.

 

    Enciclopedia Treccani

 ideologia :Il complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale.

 

 

         UNA VOCE  AUTOREVOLE DEL PENSIERO CATTOLICO

Padre Bartolomeo Sorge,considerato dallo stesso Papa Francesco come il più esperto    studioso delle dottrine sociali all'interno della Compagnia di Gesù cui appartiene lo stesso pontefice, nella sua “Introduzione alla Dottrina sociale della Chiesa,al capitolo II afferma:<<Così di fronte al materialismo filosofico del liberalismo e del marxismo, la chiesa rompe ogni indugio e riafferma il primato della filosofia spiritualistica cristiana.Una vera e propria ideologia cattolica  viene a contrastare  il passo all’ideologia del capitalismo e del socialismo>>…..

Questi i principi della ideologia cattolica enunciati da p.Sorge:

            I ) la dignità della persona umana;

           II)l’economia ha una sua dimensione etica, proprio in quanto essa  è                  essenzialmente orientata  al servizio dell’uomo;

III) Lo Stato intervenga nella questione sociale ed economica aiutando i più bisognosi.E’ compito dello Stato perseguire il bene comune.

Ritornando  pertanto alla definizione di  ideologia del vocabolario  Treccani  sarebbe assurdo che  l’azzeramento delle ideologie costituisse la condizione  sine qua non della evangelizzazione e del dialogo  quando esse, volenti o nolenti rappresentano le finalità e i programmi di ogni forma associativa ,le realtà   culturali con le quali  ci si deve  confrontare senza estromettere  alcun argomento programmatico ove   ritenuto essenziale al perseguimento del bene comune.

Stranamente anche all'interno della Chiesa si è fatto della fine delle ideologie una sorta di dogma, cioè di  verità indiscutibile, dal crollo del comunismo coincidente con fine dell'Unione Sovietica, lo stato guida  del comunismo internazionale, e dei regimi  dei Paesi satelliti, tanto che l'attuale pontefice  ha relegato comunismo e nazismo fra le esperienze del secolo scorso.

Ma alla   fine delle  ideologie  non ha trovato giustificazione quel pensiero  unico che lo stesso papa giudica  responsabile  del progressismo senza confini  cui imputare le degenerazioni   dell’epoca  attuale? Non è  forse la diffusa ignoranza della nostra storia  a consentire il culto dell'uomo forte a rendere possibili nuove esperienze autoritarie  ?”

 

          Gabriele  Cantelli

 Agosto 2020

                              L'IMPEGNO POLITICO DEI CATTOLICI

                          DOPO LA DIASPORA DEMOCRATICA CRISTIANA

 

Con Sentenza n.18746 depositata in data 12 luglio 2019 a Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo lo scioglimento della DC, che fu il partito   della maggioranza  dell'elettorato del mondo   cattolico di conseguenza i beni del partito e fra questi il simbolo scudo crociato che ne è parte integrante,con la bocciatura delle pretese di chi ne ha esercitato  la disponibilità  sono rientrati nel patrimonio del partito che  immediatamente  ha  diffidato chiunque intenda utilizzarlo senza specifica autorizzazione degli  organi preposti..

La sopra riportata decisione ha concluso una annosa vertenza  giudiziaria  aperta per fra quanti rivendicavano  detta disponibilità per vantare una discendenza politica diretta dalla Democrazia Cristiana che purtroppo nel tempo si è rivelata strumentale alle ambizioni personali dei leader  e non   ai  valori  della Dottrina Cristiana cattolica  ai quali il nostro partito alla quale il nostro partito permane  orientato  nella consapevolezza di non essere   riuscito a  raggiungere    gli obbiettivi  di  di una maggiore giustizia sociale perseguibili con uno sviluppo economico dipendente  dalle condizioni del  mercato internazionale.

La scissione della DC oltre a   collocare le propensioni politiche  degli elettori cattolici nell'area di centro,quelli di orientamento degasperiano ,la sinistra di riferimento dossettiano nel  centrosinistra   inequivocabilmente ha evidenziato quanto  la comune  professione  religiosa   non  sia sufficiente ad  impedire nel mondo cattolico  gli  stessi dolorosi effetti di  disconoscimento e contrapposizione  che hanno contrassegnato le   numerose scissioni nella sinistra di orientamento  marxista  ; fratture  che rischiano  di divaricarsi ulteriormente ove  la   evoluzione della  dottrina sociale della Chiesa    corrisponda  alla sovrapposizione della teologia del popolo   di origine latino-americana sul  processo storico  della Democrazia Cristiana europea    con    una sorta  conflitto di pù o meno latente    di culture dei diversi livelli economici   all'interno   del mondo cattolico.

Pertanto il ricorrente  richiamo all'impegno politico di cattolici in occasione del centenario dalla pubblicazione dell'Appello ai Liberi e Forti  di don Sturzo per la costituzione del Partito Popolare  con la indicazione dell'esempio di De Gasperi, Dossetti, La Pira,sul piano politico , e di don Milani  e don Mazzolari  ove il  Magistero non affronti la questione irrisolta della alternativa  a un  capitalismo che del riferimento  liberal- democratico ha fatto un alibi per catalogare le povertà fra gli scarti di lavorazione del processo produttivo senza risalire   alle corresponsabilità di un pluralismo associativo   che ha finito per svolgere un ruolo assicurativo degli interessi di cordate trasversali ai diversi contrapposti schieramenti.

L'accreditamento del pauperismo  di giusto  di riferimento evangelico quale  alternativa a uno sviluppo economico  che del consumismo ha fatto una delle leve del sistema produttivo finisce per assestare l'intera Chiesa sulla posizione di chi,con Dossetti, riteneva le conseguenze del capitalismo più ingiustificabili degli effetti liberticidi dei socialismo reale, eliminando dall'intera analisi la esperienza  del solidarismo interclassista della Democrazia Cristiana,  per  ipotizzare   percorribile una soluzione autoritaria  di impronta catto-comunista.

Se è vero come è vero che proprio a Bologna , capitale del comunismo occidentale, il PCI è  stato  sepolto sotto le macerie del muro di Berlino, non è detto che proprio nel capoluogo emiliano sopravvivano quegli  aspetti   dirigistici che hanno caratterizzato l'esperienza di potere delle sinistre, che hanno trasformato  non solo gli interventi urbanistici in affari maggiormente garantiti dall'allargamento   del numero delle presenze ai tavoli di concertazione.

Esempio non certamente edificante ne  sia quello convocato per la delocalizzazione delle Officine Rizzoli   che invece di garantire i livelli  occupazionali  ha garantito la conversione dell'area in cui esse insistevano ai piedi della collina di San Michele in Bosco in area residenziale.

Trattasi della sopravvivenza  di un vero e proprio sistema,quello consociativo emiliano-romagnolo, che pur riuscendo a digerire tutto, perfino chi sulle ragioni dell'opposizione   ha fondato    fortune politiche proprie e quelle della cerchia di  fedelissimi, probabilmente avrebbe messo in imbarazzo lo stesso Dossetti che se non altro della riforma della Chiesa avrebbe fatto la condizione necessaria a riformare la società  ;trattasi di quel sistema che  alle elezioni successive sconfisse Guazzaloca che  solo si era proposto di migliorare,che la Borgonzoni non si è  nemmeno provata a scalfire nonostante la pioggia di sanzioni milionarie  cadute su una cooperazione   considerata il suo architrave.

 Una serie di iniziative dell'associazionismo  cattolico  che vedono presenti i   soli qualificati  esponenti della sinistra  per diffondere la  convinzione della maggiore fertilità del  terreno sul quale cade il seme del seminatore  evangelico ci parlano della necessità di  una politica con la P maiuscola  guardandosi bene di toccare la questione della presenza di poteri masso-tecnocratici in grado di determinare le scelte urbanistiche  e le cariche direttive negli Enti pubblici e  privati ad indirizzo finanziario , di affrontare le questioni di genere che intaccano la solidità dell'istituto familiare, quelle dell'inizio e del fine vita in quanto  valori non negoziabili lasciati  in balia alle maggioranze parlamentari  che si andranno a comporre  nei  dibattiti parlamentare,  perché ben altro è il terreno del  decisivo confronto fra le principali coalizioni politiche nel quale    i giovani virgulti cattolici  fino ad ora  non hanno fatto altro di costituire con la trovata delle sardine una autentica   massa di manovra dei centri decisionali  di riferimento. 

E' da detti centri che ,secondo la stampa locale vedrebbero la presenza di autorevoli economisti   è stato stabilito che  il confronto elettorale decisivo fra gli schieramenti debba avvenire  sui  flussi migratori e non sulle linee di sviluppo economico del Paese  che ne sono la premessa di  un effettiva integrazione nella realtà nazionale perché  sul problema migratorio l'alleanza di sinistra  si può presentare  fedele interprete delle povertà evangeliche richiamate da papa Francesco  ,e a destra i cattivi   di Lega e Fratelli d'Italia gli artefici della esasperazione del problema di una immigrazione fuori controllo   dopo  le dimissioni  di  Salvini da Ministro degli Interni.

Nella ricorrenza del settimo anniversario dalla sua visita a Lampedusa,il Santo Padre ha messo tutti di fronte alla realtà dell'esistenza in Libia di veri e propri “lager",usando la ormai usuale definizione dei luoghi di spersonalizzazione per fame e torture che da quelli  nazisti  in poi caratterizzano ancora realtà analoghe in tutti i regimi liberticidi, non solo in tempi di guerra,quello libico compreso al quale i governi ai quali ha partecipato la Lega hanno fatto a gara a chi avrebbe offerto  i mezzi navali ed economici necessari a  impedire la partenza degli internati da autentici campi di concentramento.

Per contrastare questo brutto gioco delle parti che finisce per ricadere sulle vittime  occorre rafforzare la presenza dei partiti  internazionalisti che furono gli artefici della Unità  Europea per rappresentare a  livello sovranazionale,ONU compresa , l'esigenza di  affrontare la cruda realtà  dei paesi  del sottosviluppo  con la sensibilità che certamente non appartiene  al nazionalismo e al sovranismo  che stanno caratterizzando i  movimenti populisti europei  e l'attuale isolazionismo americano

 L’insegnamento che possiamo cogliere dagli eventi legati alla attuale pandemia   è quello di quanto sia velleitario intervenire sul sistema produttivo anche se  fermo e quanto sia insufficiente   una programmazione basata sull’andamento statistico dei tempi normali che,nel caso del sistema sanitario, ha visto anche le strutture  più qualificate  impreparate  ad affrontare l’imprevisto mentre  nessuna categoria operativa , medici, infermieri ,personale ausiliario , volontari e  sacerdoti  si è dimostrata immune alla aggressione del virus. Questo , a maggior ragione ci induce  a ritenere  nessuna componente sociale possa ritenersi     estranea alle conseguenze di errate scelte  strategiche

Consapevoli  delle  responsabilità delle conseguenze di una mancata alternanza democratica al governo del Paese che hanno finito per penalizzare  solo alcune delle forze politiche implicate nel sistema di potere    rivendichiamo  i meriti dei risultati ottenuti alla guida del Paese  per  ripresentare  la lista della Democrazia Cristiana  al fine di   garantire  quegli ulteriori livelli di  sviluppo che non possono essere raggiunti da una classe politica  che dell'impreparazione e improvvisazione ha fatto i principali  requisiti  della suggestione   populista.

 

  Questo lo spirito col quale dichiariamo la nostra disponibilità a partecipare a una  di Settimana sociale di tutte le componenti associative  che si dichiarano orientate alla dottrina sociale cattolica della quale solo   il  Magistero è in grado di esercitare  la capacità “convocatoria” ,per esercitare    la sua indipendenza   dai poteri in grado di condizionare istituzioni pubbliche e private  senza  indulgere a un protagonismo  funzionale  ad   aprioristiche scelte di campo.

 

 

31 agosto 2020
PATETICO L'ALLARME DI GALLETTI
Non si capisce quel “Gianluca Galletti non scioglie le riserve” che apre l'articolo del”Carlino” in cronaca di Bologna oggi 31 agosto per riportarci lo stato d'animo dell'ex ministro del governo Renzi quando le riserve si sciolgono quando sono avanzate delle proposte e non ci risulta ,dalla stampa locale, che il PD di proposte gliene abbia ancora avanzate.
<<Sfida fra nomi e non contenuti>> sono le ragioni che paiono turbare il braccio destro di quel Casini la cui candidatura al Collegio unico del Senato imposta dal PD di Renzi a mortificazione di Errani provocò la scissione di quel partito.
La verità è che Galletti,qualunque sia l'esito del toto-sindaco per le prossime elezioni comunali del nostro capoluogo di Regione, fa parte di quella schiera che con Guazzaloca si prefiggeva di migliorare il sistema del quale evidentemente faceva parte, che del sindaco e degli assessori,nonostante la loro dichiarata buona volontà, venne sconfitto alla successiva tornata elettorale. Per quanto mi riguarda, pure essendo io fra i dirigenti del CCD di allora, non partecipai alla inaugurazione della sede elettorale della lista capeggiata da Guazzaloca per sottolineare che la vittoria o la sconfitta sarebbe stata tutta sua.
La verità è che il PD di Bonaccini è sulle stesse posizioni del PCI di Fanti che non riconosceva altro spazio politico ai cattolici di quello interamente rappresentato dal cardinal Lercaro.

 

 

 

Agosto 2020

UN PARTITO DI ZAMAGNI ?

Non chiamatelo partito cattolico. Zamagni racconta la sfida di Politica Insieme

Intervistato sul  progetto di Politica Insieme, che  si ì presentato con un manifesto programmatico per la costruzione di una forza politica “d’ispirazione cristiana e popolare” che al contrario di quanto affermato dall'intervistatore , nell'immediato e alla   di tempo non ci sembra abbia i  innescato  quel “vivace dibattito, non solo nella Chiesa,” “ non sarà un partito, e tanto meno un partito cattolico”. Comunque che a dirlo sia  un economista vicino a papa Francesco, tra i primi firmatari del documento,  secondo Formiche.net   rappresenterebbe   un chiaro messaggio per “porre fine alla diaspora degli elettori cattolici”.

Voi giornalisti distorcete sempre le cose (ride, ndr). Non c’è ancora nessun partito, tantomeno cattolico. Politica Insieme è un’associazione di formazione sociale nata un anno e mezzo fa a Roma con la partecipazione di persone da ogni parte d’Italia. Dopo una lunga preparazione ha pubblicato il suo manifesto, che auspica la nascita di una forza politica che si qualifichi di centro e si ispiri a principi e valori della civiltà cristiana.

Alla domanda : partito ci sarà o no? Il prof.Zamagni risponde

<<Arriverà, in caso, alla fine. Al momento i firmatari del manifesto sono 500, per gran parte associazioni. Quando avremo chiuso le sottoscrizioni convocheremo un’assemblea che deciderà se far nascere una nuova forza politica.

Ritorna la vecchia Dc?

R:Niente affatto. La storia della Dc ha fatto il suo corso e non è più proponibile. Questo manifesto è semplicemente ispirato ai principi del personalismo cristiano, al pensiero di figure come Maritain, Ricoeur, Sturzo. In Italia se un politico dice di ispirarsi al liberalismo o al socialismo nessuno ha da ridire. Se invece vengono citati i principi fondanti del cristianesimo tutti si stracciano le vesti.

Alla domanda se si tratti di un progetto alternativo alla sinistra e alla Lega l'intervistato risponde :

<<Anche. La politica, che papa Giovanni Paolo II definiva la più alta forma di carità, non può ridursi a questioni come immigrazione, tasse, autonomia regionale. Un progetto politico di medio-lungo termine deve avere alle spalle un pensiero forte, altrimenti si riduce a un mero calcolo di interessi>>.

E su quale sia il pensiero alla base del progetto l'illustre professore  risponde:

<<Moderatismo, inteso non come puro istinto all’autoconservazione ma come <<preservamento equilibrato dei propri valori. Transumanesimo, sussidiarietà circolare, riforma del vecchio welfare state, ritorno della famiglia al centro della società sono altri punti fondanti del nostro programma......Noi aborriamo la cosiddetta negative politics. Cioè un’idea di politica che si basa sugli errori degli altri.

È il momento di passare a una positive politics. Difendi una tua identità, presenti obiettivi concreti da raggiungere e il cittadino sceglie da che parte stare>>. Ecc

 

 

D:<< a distanza di anni che l’opzione Ruini non ha funzionato? Ovvero che la dispersione in tanti partiti ha creato spaesamento fra i cattolici?

Il prof.Zamagni risponde Ruini prese quella decisione in un contesto particolare, credo non avesse altra scelta. Oggi la tesi della diaspora non ha più fondamento. In un regime democratico vale il principio di maggioranza. Se i cattolici si spargono in tante formazioni politiche che non superano il 5% rimarranno sempre minoranza. In politica bisogna rimboccarsi le maniche, non basta fare rete. I pescatori usano le reti per pescare.

C’è il bollino della Cei?

R:Si tratta di un’iniziativa aconfessionale, che parte dal basso. È normale che la Cei segua attentamente, ma non avrà alcun ruolo diretto.Ovviamente si interessa, perché è fatto di persone in carne ed ossa che vanno a votare. Non interverrà, perché riconosce la piena autonomia del laicato e non ha alcuna intenzione di indirizzare il consenso.

 

 

LE  NOSTRE CONSIDERAZIONI SULL' INTERVISTA A ZAMAGNI

Quanto riportato  dell'intervista basta per esprimere il nostro giudizio critico, senza proseguire  con una parafrasi dell'intero documento, per commentarne gli  aspetti più interessanti , innanzi tutto la liquidazione  della Democrazia Cristiana  come  esperienza storica senza possibilità di appello come partito, in una sorta di identificazione con le responsabilità di carattere penale coi  chiamati in giudizio,per non distinguerne la originalità del progetto alternativo a un capitalismo liberista e a un socialismo reale di prevalente riferimento alla esperienza sovietica.

Senza dare al partito il carattere di partito cattolico che nessuno mai volle rivendicare andando oltre lo scudo crociato del suo simbolo,certamente non possiamo dimenticare in proposito  sia  le prevalenti ricadute elettorali positive dello schieramento dell'associazionismo  cattolico  e delle strutture  parrocchiali per la  formazione  dei quadri politici  della DC del dopo guerra, ma neanche gli  aspetti negativi delle vicende che videro implicate di strutture  di chiaro riferimento cattolico nei maggiori scandali finanziari del sistema di potere.

Quello che ci sconcerta constatare  che a   decretare l'esaurimento della esperienza democratica cristiana  sia lo stesso associazionismo  dal quale provennero  i giovani che entrarono nella fase terminale del partito per rilevarne l'insegna  affermando  nel contempo la discontinuità dalla sua storia. Cioè senza riconoscere   l'architrave del sistema democratico italiano nella DC per  un lungo tratto del percorso politico dei cattolici italiani ed ora, ancor paggio, che a condividere il pensiero di autentici sprovveduti siano  personalità del mondo accademico  dovrebbero possedere tutti i requisiti necessari per risalire alle origini  del  processo storico dei cattolici democratici e riconoscere a   una certa sinistra cattolica la responsabilità di considerare   la DC di orientamento degasperiano  un incidente  al percorso verso l'incontro con la sinistra di riferimento marxista.

Alla luce di una tale doverosa ricostruzione storica , l'ispirazione nel  manifesto della nuova iniziativa politica  ai principi del personalismo cristiano di Maritain, Ricoeur  e Sturzo senza citare per lo meno De Gasperi  come alternativa  al liberalismo o al socialismo  rivendicando la libertà di pensiero che in Italia non è riconosciuta  ai cattolici, potrà costituire una frase ad  effetto ,ma certamente non giustifica la pietra  tombale posta sul grande statista trentino e al partito che ,se ispirato al livello e  alla sobrietà del suo esempio e non  alle sole ragioni del potere, non avrebbe concorso, pro quota con tutti  gli  altri dentro e fuori dall'arco costituzionale ,alla  diffusa  decadenza dei costumi personali  e delle istituzioni.

Lungi da noi  volontà di far risorgere la DC come la Fenice dalle sue ceneri senza aver fatto tesoro delle cause della interruzione del suo percorso ,  con il riconoscimento  della sua iniziativa  in “quell'area moderatismo, inteso non come puro istinto all’autoconservazione ma come custode equilibrato dei propri valori. Transumanesimo, sussidiarietà circolare, riforma del vecchio welfare state, ritorno della famiglia al centro della società sono altri punti fondanti del nostro programma” il professor Zamagni la ha collocata nell'alveo di quell'area culturalea della Dottrina Sociale Cattolica che costituì il riferimento ideale della Democrazia Cristiana di centro  alla quale  il chierico Dossetti dichiarò di non aver mai appartenuto  pur avendone ricoperto la carica di vicesegretario nazionale.

Zamagni per riferirsi alla originalità  della politica  di quella che vorrebbe essere una nuova formazione  politicarichiama il pensiero di Giovanni Paolo II che la definì<<la  più alta forma  di carità, non può ridursi a questioni come immigrazione,tasse, autonomia regionale.Un progetto politico  di medio e lungo termine  deve avere alle spalle  un pensiero forte,altrimenti si riduce a un mero calcolo di interessi>>.

 Quale fosse il pensiero forte cui si riferiva , a dirlo  fu lo stesso pontefice che nel Convegno ecclesiale italiano  di Loreto, ricordò come, pur mantenendo distinto l'impegno di apostolato da quello politico  e pur accettando cordialmente  la struttura democratica  dello Stato,tra i cattolici avesse sempre prevalso la tendenza verso  un impegno unitario soprattutto nei momenti  lo richiedeva il bene supremo della nazione.<<Questo insegnamento della storia , concluse il pontefice,non andava dimenticato:al contrario esso doveva essere tenuto  ancora ben presente <<nei momenti delle responsabili e coerenti scelte>> che il cittadino cristiano era chiamato a compiere in quel periodo della Storia d'Italia>>.

La questione che si pone alla luce di tale ragguardevole pensiero é quella della sussistenza nella situazione italiana delle condizioni  che dovrebbero indurre   i cattolici a ritenere l' unità elettorale  come valore quando, nelle ultime elezioni politiche, le liste che richiamavano alla coerenza in difesa dei valori  sensibili   hanno raggiunto percentuali di molto al di sotto  al quorum  del 5% fissato per ottenere una rappresentanza in Parlamento.

Il problema dei cattolici distribuiti in tutte le formazioni politiche  ,uscito dalla finestra  della Cei  sotto la presidenza Ruini eccolo  rientrare   dal porte del Magistero,specialmente  con la affermazioni dei papa Francesco di non interessarsi delle vicende nazionali e  che nessuna delle formazioni  della diaspora avrebbe la capacità “convocatoria “ delle altre  per promuovere un nuovo soggetto politico unitario. 

Ci sembrerebbe assolutamente insufficiente affrontare le prossime scadenze elettorali  senza sciogliere  i nodi politici  del  fallimento della  coesistenza delle sinistra cattolica con quella di orientamento marxistra nel PD ,del populismo di Salvini e del nazionalismo della Meloni, dell'affollamento al centro per appropriarsi dello spazio lasciato libero  dalla DC  e da  Forza Italia con Berlusconi  , da terzo incomodo  nel centrodestra.

Per quanto ci riguarda non possiamo non prendere atto che Bologna   ,dopo essere stata l'officina dell'Ulivo, con le importanti  importanti iniziative dell' Azione Cattolica e della comunità di Santì'Egidio,per l'impulso di  Zamagni e Prodi sta forse   divenendo la palestra  per il superamento   della concezione dossettiana della   riforma della a Chiesa per la  riforma della società per la piena  integrazione cattolica  nel sistema bolognese.

D'altra parte  , con  la presentazione della candidatura  al Collegiio unico del Senato previa sconfessione delle ragioni della contrapposizione consiliare di un giovane proteso ad ulteriori lusinghieri traguardi dietro  le esecrabili ragioni ideologiche di una sorta di gioco delle parti,  sembrerebbero non esserci altri spazi della integrazione nel sistema consociativo e masso-tecnocratico dopo che l'esperienza di Guazzaloca che voleva migliorare  è servita per intitolare a lui ,su proposta di Casini,  il premio che l'Amministrazione comunale  di Bologna riserva ai cittadini meritevoli.

  

 

                                         Gabriele Cantelli

AGOSTO 2020

 Il libro di Emilce Cuda

                                              LEGGERE FRANCESCO

 

                                               Teologia, etica e politica

Chiunque legga Francesco viene subito colto da  alcuni dubbi: a quale corpus categoriale si ispira la teologia  che è alla base del suo discorso?Si tratta della teologia della liberazione o è un discorso anacronistico degli anni settanta? Oggi la teoria della liberazione è l'unica  corrente teologica del continente  latino americano? Esistono una o più correnti all'interno della teologia della liberazione?La versione argentina chiamata teologia del popolo è parte della teologia della liberazione?

Da un  punto di vista ideologico, la teologia della liberazione è  marxista? E' possibile una teologia della liberazione nazional-popolare? Da un  movimento politico nazional-popolare,al di là del marxismo,può la componente  popolare fornire  le categorie teoriche  per l'analisi della realtà tramite uno sguardo teologico e politico?

La risposta, dice l'autore, spetterà ad ogni lettore  e questo libro cerca di fornire elementi utili a tale  riflessione.

Io, mi limiterò ad aggiungere  agli interrogativi posti dell'autore, questo<<può la teologia scaturita, a posteriori di una esperienza  nazional-popolare  possedere tutte le coordinate necessarie a divenire  la teologia dell'intero  mondo cattolico?

Per comprendere il punto di partenza teologico della teologia del popolo,dice l'autore  dell'importante  trattato , bisogna conoscere  il mistero intratrinitario di Dio,e sapere che il dogma cristiano, la piena volontà di Gesù rispetto  alla  volontà del padre, e la sua razionalità completa totale  con lui  è una dialettica di obbedienza -libertà, di comunione -distinzione.....

Per comprendere tale fondamento teologico, dell'essere in senso  relazionale , proposto quale fondamento teologico-politico per la cultura della vita -predicato dal papa in continuità col magistero  episcopale latino americano, e in contrapposizione  all'individualismo che uccide -,bisogna  prima sapere    che il Dio del cristianesimo è Uno e Trino. Ignorarlo equivale a non conoscere  né la teologia cristiana, né il cristianesimo stesso e quindi rischiare di distorcere ogni intento di comprensione ermeneutica. Se lo si ignora, prosegue l'autore , non si potrà capire nemmeno il discorso di Francesco come pastorale  teologica , e in lui si leggerà unicamente una denuncia politica  senza alcuna relazione  col mistero escatologico della rivelazione. Se non si conosce  nemmeno il fondamento cristologico del suo discorso, quello del logos incarnato in un'unione  non “confusiva” , le sue parole potranno sembrare  un mero esercizio di liberazione-mentre a mio giudizio sono proprio questo....... tra il Padre e il Figlio c'è una relazione  tra Persone, relazione che è originaria , nella quale è possibile  distinguere  ognuna delle Persone  in un'unità che non le confonde......                    

 

                                                               LE MIE CONSIDERAZIONI

La quanto mai faticosa lettura dell'importante trattato  sulla teologia popolare del quale  ho riportato le parti  necessarie ad un confronto di posizioni non preconcette doverosamente  mi induce   ad invitare i miei lettori a  procurarselo per migliorare le coordinate culturali  di un loro autonomo percorso  di giudizio.

 Ad indurmi ad esprimere le mie considerazioni particolarmente a quanti  sopravvissuti per longevità  alla parabola democratica cristiana  per richiamarne l'attenzione sulla  marginalizzazione della presenza dei cattolici, ovunque si siano accasati dopo la forzata  illegittima sospensione  della attività dl partito,  sono le inesorabili  scadenze elettorali  regionali fissate al prossimo settembre nelle quali gli elettori sostanzialmente si sentiranno  convocati per  a pronunciarsi sull'efficienza ed efficacia delle misure economiche faticosamente approvate dalla attuale coalizione di governo per limitare  i danni  della pandemia ancora in atto , o  per quella   alternativa al semplice   motto<<io ti darò di più>> prescindendo dalle condizioni disastrose del bilancio nazionale,

Se le  iniziative dell'Azione cattolica e della Comunità di Sant'Egidio di  interesse  certamente superiore alla dimensioni della città dove si sono attuate   avevano avuto il chiaro significato di un invito al risveglio della presenza cattolica senza metterne in discussione le attuali diverse  collocazioni , non possiamo non prendere atto di una mobilitazione giovanile che,partita da  piazza Maggiore  si è rinnovata in altre occasioni dentro fuori città  per dimostrare il dissenso nei confronti del populismo della Lega di Salvini e concludesi nel sostegno alla candidatura di Bonaccini nella decisiva sfida delle ultime regionali .

L' indignazione del prof.Zamagni per l'insensibilità dimostrata del beneficiario con la esclusione dalla compagine di giunta  di una  qualificata rappresentanza cattolica rende la precisa idea della scelta di campo sua e del patrocinatore della su nomina alla presidenza della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali

 Quanto dianzi detto , a mio modesto avviso, non può non promuovere  la apertura  di  un  serio confronto interno a mondo cattolico che  complessivamente non sembra avere  particolare consapevolezza della gravità del momento soprattutto per  comprendere  la direzionalità degli appelli rivolti dal Magistero in occasione delle manifestazioni rievocative del centenario dell'appello sturziano ai giovani e forti  sia rivolto anche ai  cattolici italiani che  della  Democrazia Cristiana democratica fecero la  espressione della continuità del popolarismo del prete di Caltagirone o se  prevalga una  sensibilità   per i movimenti populisti   di cui la  teologia del popolo   che sta accompagnando la pastorale dell'attuale pontefice  è l'espressione .

Una teologia che otre il segnale di  vicinanza ai poveri,   appare più vicina alla filosofia della prassi di Gramsci  che all'esperienza  politica della maggioranza dei cattolici italiani che , con l'appoggio essenziale del Magistero individuarono  nella  Democrazia Cristiana e nella sua politica delle alleanze democratiche l'architrave del progresso economico e sociale dell'Italia..    

Dall'intero compendio  in quanto ricco di riferimenti storici ed ideologici infatti  non esce una citazione della esperienza democratica cristiana in Italia, tanto meno di quelle personalità  delle quali sono in  corso processi di beatificazione che hanno lasciato un segno indelebile nelle scelte di una libertà e di un internazionalismo che hanno  assicurato uno sviluppo economico  che l'America Latina certamente non ha;la costruzione di un progetto di Europa che non è pienamente decollato non per  colpa dei nostri padri della patria, ma di  quei successori che hanno curato  maggiormente l'interesse delle cordate  di affari trasversali agli schieramenti della maggioranza e dell'opposizione parlamentare e regionale di quella politica del bene comune .

Stando alle  affermazioni e ai riferimenti  del pensiero di qualificati teologi del popolo latino-Americano  parrebbe che il progresso sociale sia    maggiormente  assicurato  dai movimenti populistiche piuttosto che dai partiti. Quello peronista in primis.

Lungi da me la velleitaria pretesa di colmare tali distanze , impegno che merita  certamente ben altre espressioni dei cultura personale,la prima considerazione che mi giunge spontanea  dalla  attenta lettura del testo di riferimento che fa risalire la autenticità della teologia del popolo alla distinzione trinitaria è che solo lo Spirito Santo possa dare al popolo la capacità di comprendere  quanto i teologi latino-americani hanno scritto su di lui.

La seconda considerazione deriva dalle analogie di tale cultura con la cultura della prassi gramsciana , la  individuazione della cultura liberal-democratica se non altro come comune avversario  dalla quale ,anche per il marxismo, nasce la legittimazione di quella lotta di liberazione che i n Che Guevara ebbe il principale riferimento ideale del continente latino-americano.

 Chiarita la appartenenza della teologia popolare argentina ,quale branca, alla teologia della liberazione, dalla ampia letteratura sulla lotta brigatista  leggiamo  degli incontri di  casa Corghi  a Reggio Emilia  ai quali  oltre ad  esponenti dell'associazionismo cattolico e del Movimento giovanile DC  parteciparono giovani iscritti alla FGCI, in cui l'ospitante,dirigente della  della Democrazia Cristiana,(successivamente  segretario regionale del partito)  vissuto per circa  due anni nel continente latino americano,diede le sue informazioni ai presenti particolarmente interessati alla causa dei movimenti di liberazione. Fu da detti incontri che in alcuni fra loro  scaturì la  decisione  di passare ,fra i primi,alla  lotta armata in Italia

Altrettanto  interessante sarebbe  pure  conoscere il percorso dei rapporti dei piduisti Gelli e Ortolani  le cui fortune economiche vennero attribuite dagli stessi ai rapporti col regime Argentino   La  differenza  fra  popolare e populista la leggiamo  in “Le politiche del popolo” del gesuita  Francesco Occhetta:<< il termine populismo nasce dando  al popolo il suffisso “ismo” in senso spregiativo..Dire”populismo”significa riconoscer un vulnus nella dignità stessa del popolo e affermare la sua potenziale manipolazione...... Il primo elemento comune della cultura dei populismi, prosegue il dotto sacerdote, autore del libro,è quello di confondere volutamente le categorie di destra e di sinistra politica. La dialettica politica si sposta sulla contrapposizione<<alto>> e <<basso>>, come per esempio riguardo alla costruzione dell'Europa o al potenziamento dello Stato-nazione. Il populismo infatti, quando nasce di destra è ancora di

mostrarsi vicino alla sinistra. Lo dimostra  la parabola politica  dell'argentino Juan Domingo Peròn,uno dei più famosi leader populisti di destra<<Plebeo, antioligarchico, rivoluzionario (soprattutto ai tempi dell'esilio del suo leader),repressivo mediante gli squadroni della morte illegali, una volta al ritorno al governo, e poi neoliberista ,per diventare in seguito statalista in un quadro democratico>>.

Pur constatando che il libro di Cuda sulla dimensione religiosa dell'esperienza populista  argentina non ne propone la esportazione del modello  ,  è da  quel” Leggere Francesco”   ad accreditarlo quando l'attuale pontefice ,affermando che ai cattolici italiani non occorre un partito,non ha mai nascosto la  predilezione per tutti i  movimenti popolari ai quali si è sempre rivolto senza alcuna  discriminante , quali  strumenti  più idoneo dei partiti politici ad  affrontare il problemi dei diseredati  ed eliminare le disuguaglianze riducendo gli stili di vita dell'occidente economico.

Gli effetti dell'arresto del sistema produttivo al fine di contrastare la diffusione della pandemia   dovrebbe  indurci tutti a un confronto con la vasta letteratura  dei tempi precedenti  dedicata   all'arretramento  del  nostro sistema   produttivo in funzione consumistica, contrassegnata dalla denuncia di  una automazione e meccanizzazione industriale e agricola indicate quali maggiori  responsabili dell'incremento degli attuali livelli disoccupazione .

Preso atto che tutte le parti sociali  interessate  alla conversione(sul piano teorico) dell'intero sistema economico  si sono dimostrate  preoccupate di favorire  la ripresa  delle attività produttive e commerciali senza alcun altra velleità   di  garantirne almeno i   livelli occupazionali   precedenti la loro  la chiusura affrontando la crisi del mercato mondiale,  mi sembrerebbe assolutamente insufficiente giungere alle prossime scadenze elettorali  senza sciogliere  i nodi politici  del  fallimento della  coesistenza delle sinistra cattolica con la sinistra marxista  nel PD   ,del populismo di Salvini e del nazionalismo della Meloni in cui Forza Italia con Berlusconi  fa da terzo incomodo  senza voler  affrontare i problemi dl  vuoto politico   lasciato dalla  fine della centralità democratica cristiana.

Il corposo trattato sull'esperienza populista  latino americana a confronto con la cultura  popolare della quale mons.Occhtta ci gratifica col suo ultimo impegno letterario non possono non indurci al confronto  di  modelli  di società  che non possono essere sovrapposti , dei quali la realtà bolognese non rappresenta certamente  una soluzione  per coloro che hanno mantenuto l'indipendenza culturale ed economica necessaria a comprenderne i meccanismi del sistema di  potere. Quale il livello di autonomia  delle “sardine”per rappresentare una alternativa nel confronto fra  populismi?

 

 

 

                                        Gabriele Cantelli